Daryl Gregory Pandemonium

Daryl Gregory – Pandemonium

Quello della possessione demoniaca è uno dei topos classici della letteratura e del cinema horror. Decine e decine di scrittori e registi si sono cimentati con l’argomento, riempiendo scaffali di librerie o videoteche con storie di anticristo in fasce e terribili esorcismi. In questo filone assai prolifico (e remunerativo: nella fiction, si sa, il Male vende sempre bene) si inscrive anche Pandemonium, romanzo d’esordio di Daryl Gregory, pubblicato negli USA nel 2008 e solo recentemente nel nostro Paese grazie a Fanucci.

Quando aveva cinque anni, Del Pierce è stato posseduto da un’entità conosciuta come Hellion. Dopo le cure, credeva che l'”ospite” l’avesse abbandonato, ma si sbagliava: appena adolescente, a seguito di un incidente in piscina nel quale aveva battuto violentemente la testa, aveva ricominciato ad avvertire dentro di sé una presenza malvagia (in forma di una fitta simile «a una mazza da baseball scaraventata ripetutamente sul tronco di un albero, con la fitta di dolore e il bruciore di ogni impatto che mi tramortivano la testa»). Ad aiutarlo, la terapia con la dottoressa Aaron, che gli aveva consentito di tenere sotto controllo quello strano fenomeno ma non di superarlo definitivamente. Cosicché Del, adulto, dopo un altro incidente (stavolta con l’automobile), ricomincia a «sentire delle cose».

La prima parte del romanzo è incentrata sul tentativo del protagonista di scacciare il demone che lo perseguita, aiutato della conturbante Madre Mariette, esperta in esorcismi. Sembrerebbe, dunque, la classica storia di possessioni. Senonché Gregory ci sorprende, capovolgendo, ad un tratto, l’intera prospettiva (come? non possiamo dirvelo: rovineremmo la sorpresa) e costringendoci ad osservare le cose da un’angolazione completamente diversa. A ben vedere, però, intrigante è tutto il microcosmo in cui l’autore cala la disperata odissea di Del, una specie di folle carosello in cui s’incrociano Philip K. Dick ed il suo Valis, Jung, Capitan America e gli eroi dei fumetti anni ’50, gli Slan di Alfred Elton Van Vogt (altro scrittore di fantascienza statunitense) e improbabili gruppi paramilitari che si occupano di liberare il mondo dal Maligno.

Un pastiche pop, insomma, in forma di parabola kingiana sul processo creativo e il potere della fantasia. Volendogli trovare un difetto, gli spunti metaletterari che emergono prepotenti nella parte finale del romanzo suonano un po’ pedanti. Niente di grave, però: il ritmo sostenuto, i personaggi ben disegnati, i dialoghi scorrevoli e la trama avvincente rendono la lettura di Pandemonium particolarmente piacevole, rivelando un talento narrativo interessante.