Florian Henckel von Donnersmarck – The tourist

Un regista premio Oscar (Florian Henckel von Donnersmarck), due star che più star non si può (Johnny Depp e Angelina Jolie), ottimi sceneggiatori (Julian Fellowes e Christopher McQuarrie, autori rispettivamente di Godsford park di Robert Altman e I soliti sospetti di Bryan Singer) ed un soggetto con più di un motivo d’interesse (ispirato ad Anthony Zimmer di Jérôme Salle): c’erano tutti gli ingredienti, insomma, per fare di The tourist un gran bel film. E invece von Donnersmarck è scivolato (e malamente, anche) sulla classica buccia di banana “hollywoodiana”.

Questa sua seconda opera (attesissima, dopo lo splendido Le vite degli altri, Oscar come miglior film straniero) è un concentrato di insulsaggini e banalità mainstream. Complice anche un copione tutt’altro che brillante, The tourist si muove infatti tra spy-story, thriller e romanticismo (è ambientato a Venezia) senza riuscire a decidere quale strada imboccare. Al centro della vicenda, Elise Clifton-Ward (Jolie), la quale, per incontrare senza rischi il proprio amante (il criminale Alexander Pierce, ricercato per frode dai governi di mezzo mondo e dall’ex capo Reginald Shaw, al quale ha sottratto oltre due miliardi), fa credere alla polizia che questi sia il povero Frank Tupelo (Depp), modesto insegnante di matematica che ha il solo torto di somigliargli fisicamente. Spunto un po’ così, direte voi, eppure qualcosa di potenzialmente intrigante c’era. In primis, l’ossessione voyeuristica (già presente ne Le vite degli altri), con la Jolie spiata, registrata, amplificata da monitor e cimici nascoste. Secondo, la doppiezza dei personaggi, entrambi, in forme, modi e tempi diversi, traditori e simulatori (non a caso, uno dei simboli ricorrenti nella pellicola è l’icona di Giano Bifronte).

Fiction nella fiction, cinema nel cinema: come i due cospiratori de Le vite degli altri (per altro, un drammaturgo e un’attrice) fingevano di preparare uno spettacolo teatrale per depistare la Stasi che aveva imbottito la loro casa di microspie, anche Elise e Frank mettono in scena una recita a beneficio degli 007 inglesi, dell’Interpol e di Shaw. Il punto, però, è che tutte e due queste recite (quella dei personaggi e quella di von Donnersmarck) sembrano poco credibili, impacciate, goffe: persino Depp mantiene sempre la stessa espressione (inebetita). Meglio, a questo punto, lo spettacolo offerto dai caratteristi (quasi tutti italiani), tra i quali spicca Christian De Sica, nei panni di un corrotto commissario di polizia.

Il torto di The tourist è semplice da riassumere, insomma: è un film senz’anima, che tutti avrebbero potuto girare. Dov’è finito von Donnersmarck?

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