Leonardo Sinisgalli Pagine milanesi

Leonardo Sinisgalli – Pagine milanesi

Su Milano arrivano sempre pareri contrastanti: c’è chi ne è affascinato o chi proprio non la sopporta per il clima freddo e grigio. Certo è che dopo aver letto quest’opera un po’ di curiosità salta fuori, soprattutto se si pensa a quel dinamismo culturale che Leonardo Sinisgalli ben descrive nelle pagine del libro. Siamo negli anni ’30 e nella città del Nord s’incastrano progetti di cultura e segni linguistici che permettono una forte contaminazione artistica. Pagine milanesi va visto più come un diario che come un classico libro; una cronaca degli anni che hanno accompagnato l’autore nel suo percorso di inserimento nel tessuto sociale meneghino, nelle abitudini e nei rapporti allacciati nel corso del tempo. Gli scritti presentati sono così cronaca della realtà di quegli anni e nello stesso tempo «frammenti di un viaggio interiore», come ricorda Giuseppe Lupo nella prefazione.

Le nuove generazioni di artisti iniziano ad emergere mentre tra una via e l’altra vive una comunità di individui fatta di ogni minimo particolare quotidiano. Sinisgalli tocca con mano entrambe le cose: fa le ore piccole a caccia di idee intorno ad un tavolo e ammira la Madonnina del Duomo nelle notti di luna piena. Pian piano, fra parole e personaggi che si mescolano di continuo, traspare l’abitudine alle piccole cose che rendono l’autore davvero amalgamato alla città: «Faticosamente il sangue ha fatto abitudine agli agguati della nebbia […] per un’intera stagione […] non è venuta nessuna voce […] poi ho conosciuto la pietra delle case […] la nebbia mi si palesava meno ostile […] una mattina l’alba mi parve più chiara».

Non è facile gestire la lettura di questo diario, perché si rischia di perdersi negli aneddoti raccontati, nei protagonisti che vanno e vengono, nelle innumerevoli carrellate di situazioni proposte, a volte senza un seguito, come forse un diario prevede. Il progetto, anche stilistico, di Sinisgalli non è semplice. Ciò che risulta più interessante è forse proprio questo spaccato milanese che dalle pagine del libro emerge con chiarezza e raffinatezza, e che fa di Milano una «città povera di miti e scarsa di commedianti. I miti qui si creano dal niente con le parole. […] si vedono le cose più comuni e si vivono le avventure più banali senza rimorsi: tutto prende sapore di abitudine». Ecco, forse resterà la voglia di continuare a farsi accompagnare in giro per le strade milanesi. Da un amico, una ragazza, un artista o un altro libro.

Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.