“La pianista” è una storia di autoerotismo e autolesionismo, entrambi finalizzati al raggiungimento di un piacere malato.
Cinema
Di questo liceo della periferia romana Luchetti racconta gli insegnanti, e ne fa un ritratto impietoso: cinici, svogliati, ignoranti, sono lo specchio di un potere che ha smarrito la sua missione.
“L’ultimo bacio” è una validissima pellicola di Gabriele Muccino, che accende i riflettori su una generazione di trentenni angosciati e incerti sul futuro.
Centrale in “Mephisto” è l’incapacità di Höfgen di comprendere il profondo legame che si era creato tra il Nazismo e qualunque altro ambito, anche al di fuori della sfera strettamente politica.
Il Max Cady di Scorsese è sadico e senza pietà, ma la sua rabbia è dovuta alla delusione per una giustizia male applicata, per giunta a causa del suo stesso avvocato difensore.
Tratto da un romanzo di Joyce Maynard, in “Da morire” Van Sant non rinuncia ad offrire al pubblico il suo tocco squisitamente indipendente, pur anticipando, per certi versi, la sua successiva entrata nel circuito mainstream.
“Tutti a casa” realizza la difficile mediazione tra commedia all’italiana e Neorealismo. È forse una delle poche pellicole in grado di narrare fatti inerenti alla guerra e alla morte con un tono ironico, ma mai irrispettoso.
