Macbeth

Ritorno al presente con il Macbeth di Emma Dante: il dramma verdiano tra mito e attualità

La sera del 7 agosto 2025 lo Sferisterio di Macerata accoglie la terza replica del Macbeth firmato da Emma Dante, già protagonista nel 2019 di uno degli allestimenti più potenti del Macerata Opera Festival (MOF). Sei anni fa, al debutto maceratese, la regista palermitana incanta pubblico e critica con una visione radicata in un sud arcaico, fatto di fichi d’India, croci funebri, processioni sacrali, cavalli-scheletro, letti-sudario e streghe che generano neonati, un universo simbolico tanto cupo quanto poetico, capace di trasformare il dramma verdiano in un rito collettivo.

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In quella occasione, le prove magistrali di Saioa Hernandez (Lady Macbeth) e Roberto Frontali (Macbeth), sostenute dall’orchestra diretta da Francesco Ivan Ciampa e dal coro di Martino Faggiani, consegnano momenti memorabili, come una “Patria oppressa” capace di scuotere e commuovere l’intera platea.

Il Macbeth di Emma Dante

Nel 2025, Dante ripropone la stessa architettura scenica, ma ne rinnova il respiro. Il sud arcaico resta, ma si arricchisce di nuove sfumature e di una tensione drammatica più serrata. Le scenografie di Carmine Maringola, i costumi di Vanessa Sannino e le luci di Christian Zucaro ricreano un universo claustrofobico e sacrale, animato dalle coreografie di Manuela Lo Sicco. Mantelli rossi che invadono la scena, letti che diventano sudari e corpi esposti come icone restano immagini-chiave di una messinscena capace di imprimersi nella memoria. Sul versante musicale, la direzione di Fabrizio Maria Carminati guida un’orchestra compatta e incisiva, mentre il coro, ancora una volta preparato da Martino Faggiani, conferma la sua potenza espressiva. Marta Torbidoni interpreta Lady Macbeth, superba la sua presenza scenica e maturità vocale, una dizione nitida, volume imponente e fraseggio ricco di sfumature. Nel ruolo di Macbeth si alternano Leon Kim e Franco Vassallo, entrambi capaci di offrire un timbro interessante e una linea vocale elegante, pur con sfumature interpretative differenti. Simón Orfila (Banco) e Antonio Poli (Macduff) completano il cast con autorevolezza e intensità. Se l’edizione 2019 è il debutto travolgente di una visione registica radicale, capace di imprimersi nella memoria come un evento “storico” per lo Sferisterio, il ritorno del 2025 ne rappresenta la maturazione. Lo spettacolo conserva la forza originaria, ma affina il ritmo e la tensione, dimostrando che un grande allestimento, se vivo, può continuare a parlare al presente senza smarrire la propria essenza. L’ultimo appuntamento con Macbeth allo Sferisterio è fissato per domenica 10 agosto 2025 a chiusura di una produzione che imprime ancora una volta la sua impronta sul festival.

MacbethIl richiamo alla realtà

E proprio in questa attualità si inserisce il richiamo inevitabile a tragedie reali che oggi segnano il nostro tempo: la brama di potere, il sangue innocente, le terre contese. Se Macbeth mette in scena l’inarrestabile catena di violenza e vendetta, la cronaca internazionale ci ricorda ogni giorno come simili dinamiche si stiano consumando in Palestina, dove la sete di dominio e il ciclo della vendetta continuano a strappare vite e futuro. La tragedia verdiana, così, non resta confinata sul palcoscenico, ma si riflette dolorosamente nel nostro presente. Il sangue di Macbeth scorre come destino, dove il dramma non è finzione, ma quotidiano assedio, e l’autorità barbara che lo alimenta ricorda quanto fragile sia il confine tra storia e presente, tra potere e crudeltà. Come nel verdiano precipizio, anche oggi il rosso che imbeve la polvere non conosce catarsi, ma resta ferita aperta, memoria viva e monito contro ogni tirannide.

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diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.