Lei mi parla ancora

Lei mi parla ancora: ricordare ed essere ricordati

Il nuovo film di Pupi Avati, Lei mi parla ancora, è una pellicola che ha già fatto molto parlare di sé, e che è attualmente in programmazione su Sky Cinema.

Un cast che vede partecipazioni straordinarie e cammei d’eccezione per una storia, quella di Lei mi parla ancora, che è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Giuseppe Sgarbi, in libreria per La Nave di Teseo.

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La trama

Nino è un uomo che per ben 65 anni ha amato la moglie Rina. Un sentimento che prosegue anche adesso che l’adorata moglie se n’è andata.

Un rapporto che sembra non voler finire, perché Rina parla ancora al marito, e anche lui continua a parlare con lei, la notte e a porte chiuse per non farsi sentire da nessuno.

La figlia di Nino decide allora di creare un modo per far parlare ancora i due innamorati, e chiama uno scrittore in cerca di successo affinché crei una raccolta di memorie del padre, una serie di ricordi che lo riportino alla moglie che non c’è più.

Dopo le prime diffidenze, Nino inizierà ad aprirsi e a raccontare la grande storia d’amore tra lui e Rina, un uomo e una donna che si sono promessi amore eterno per raggiungere l’immortalità.

Lei mi parla ancora – La recensione

Pupi Avati ha creato un film romantico e delicato prendendo ispirazione da una storia altrettanto sentimentale e pura. Lei mi parla ancora è una sorta di sguardo sul tempo che passa, un continuo salto nel tempo tra il passato di Nino e Rina e la contemporaneità che è intrisa di nostalgia per le persone e le cose andate.

Su questo filo che unisce memoria, ricordi e amore si gioca la narrazione di un uomo che ha deciso di non voler lasciar andare sua moglie, aggrappandosi ancora alla sua voce, alla sua presenza, a ciò che è stato. raccontare, ricordare e poi scrivere lasciando impresse le proprie memorie, sarà lo strumento che permetterà a Nino di ritrovare un senso di pace, di dare il giusto addio a sua moglie e di congedarsi lui stesso da questa vita.

Un film delicato abbiamo detto, perché Lei mi parla ancora è pregno del tempo che passa, del rapporto tra vecchie e nuove generazioni, dell’empatia che si crea o non si crea con le storie degli altri in primis ma poi anche con la propria.

Pupi Avati sceglie un cast di livello ma molto particolare. Renato Pozzetto nel ruolo sofferto e drammatico di Nino appare una scelta azzeccata ma in realtà ben riuscita. Da segnalare, poi, il cammeo di Serena Grandi che torna nelle terre della Romagna. Ci sono poi Fabrizio Gifuni nel ruolo dello scrittore, Isabella Ragonese e Lino Musella che interpretano Nino e Rina da giovani, Chiara Caselli che è la figlia. E poi ancora Stefania Sandrelli (Rina anziana) e Alessandro Haber (fratello di Rina). Insomma il regista ha scelto un certo universo cinematografico che guarda molto al passato, proprio come questa storia.

Il prodotto finale lascia un po’ a desiderare nell’insieme, sia per alcune lacune sia negli accenti dei protagonisti sia nel doppiaggio, ma soprattutto perché non lascia molto spazio agli eventi del passato, ai ricordi di Nino, concentrandosi invece molto sul presente. Troppe cose, insomma, sono narrate con troppa fretta per un film che avrebbe necessitato almeno di altri 30 minuti per svilupparsi meglio.

Ben riuscito invece tutto ciò che riguarda quel senso generale di dolore e nostalgia che si unisce alla tenerezza, alla delicatezza estrema e alla fragilità che mostrano tutti i protagonisti, nell’incerta lotta tra il passato ed il presente, nella voglia di ricordare e di essere ricordati.

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diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.