Eduard Limonov

Eduard Limonov: l’uomo, la guerra, la tragedia

Eduard Limonov è morto ieri, all’età di 77 anni. La notizia è stata data dal deputato della Duma Sergei Shargunov. Poeta, scrittore, giornalista, ma soprattutto personaggio controverso, che ha attraversato la storia, vivendola spingendosi sempre al limite.

Gli italiani hanno conosciuto Eduard Limonov grazie soprattutto alla straordinaria opera di non-fiction novel di Emmanuel Carrère (Limonov, Adelphi 2012), in cui vengono raccontate e romanzate le sue gesta, le sue contraddizioni, la sua anima potremmo dire. Un’opera in cui il giudizio viene sospeso, tanta è stata la potenza della sua vita.

La vita

Eduard Veniaminovich Savenko, detto Limonov, è nato e cresciuto in Ucraina, in una famiglia della piccola borghesia. Vissuto ai margini della società (finito più volte in galera), negli anni ’60 si trasferisce a Mosca, dove pubblica libri di poesie e vive tra arte, musica e donne.

Entra in conflitto con il Kgb, e quindi si trasferisce prima a Vienna e poi a New York, dove frequenta ambienti punk, filo-cubani e trotzkisti. Pubblica nel 1979 It’s me Eddie, libro autobiografico di successo. Nei primi anni ’80 poi escono Diary of a losersStory of his servant. Negli anni ’80 si trova in Francia, e da lì fa ritorno nell’ex Urss dove entra subito in guerra con il governo Eltsin e poi con quello Putin.

Sono anni febbrili: prima la partecipazione alla guerra dei Balcani, poi l’avvicinamento al partito nazionalista russo, da cui poi si stacca. Tra il 1993 ed il 1994 torna in Russia e fonda il National Bolshevik Party, che unisce l’anima sovietica dell’Urss e la svastica dei nazisti

Questi dieci anni di partito sono un mix di brigantaggio e persecuzione da parte di Putin. Nel 2001 viene arrestato con accusa di terrorismo, viene condannato a quattro anni, poi condonati a due. Ci sono ancora brevi parentesi letterarie ed attività politiche sovversive con il suo gruppo Nbp e con partiti nazionalisti di sinistra. Negli ultimi anni alcuni dei suoi romanzi sono arrivati in Italia (editi da Sandro Teti). Dei suoi libri si è scritto: “I suoi sono tutti libri disturbanti, ineluttabilmente volgari, rivoluzionari, esplosivi, incentrati sulla tragedia di un uomo sulla terra”.

Limonov
Foto bluewin.ch

Eduard Limonov attraverso la Storia

Forse solo Carrère è riuscito a capire lo straordinario potere della vita di Eduard Limonov, gli alti e bassi della sua esistenza. In Russia è considerato ancora un eroe della lotta democratica, anche se più avanti ha sposato idee fasciste.

Impossibile scindere gli eventi storici dal background culturale e sociale dell’uomo, che si lega indissolubilmente a quello della parabola sovietica, che Limonov ha attraversato da Chruscev a Putin.

Ha vissuto la sua vita al massimo, tanto che in lui non si distingueva più l’uomo dal personaggio. Odiava il senso comune, gli espatriati, i portabandiera. Ha scritto letteralmente di «essersi voluto schierare con il male, con i movimenti e i partiti che non hanno nessuna possibilità di farcela».

Nei suoi giorni sono diventati emblematici alcuni eventi, scene perfette per un romanzo o per una fiction. A New York è stato un barbone a causa dell’abbandono di una donna, e subito dopo maggiordomo di un miliardario. In Kazakistan voleva formare un campo di addestramento nazional-bolscevico per destabilizzare la regione. In Bosnia, con le sue gesta, ha sconvolto anche Carrère, che ricorda così quell’episodio:

“Vidi un documentario trasmesso dalla televisione francese, che lo riprende mentre scarica il suo fucile sui passanti di Sarajevo, allora assediata. In quel momento abbandonai il libro, e lo feci non solo e non tanto a causa della mia disapprovazione politica per il comportamento, ma perché all’improvviso mi apparve come un uomo ridicolo. Mi andava bene che fosse cattivo, e anche che fosse una canaglia, ma ridicolo no, perché nel ruolo di eroe del mio libro non avrebbe funzionato più”.

Da bambino portava gli occhiali e lo picchiavano. Così si disse che mai più nessuno lo avrebbe colpito per primo. Nel carcere speciale di Lefortovo e nel campo di lavoro di Engel’s è nata la stima smisurata di sé, la sicurezza dell’invincibilità, la ricerca dell’eroismo e della grandezza

“Eduard Limonov – dice ancora Carrère – ha attraversato una tale quantità di contingenze storiche, di esperienze sociali e morali che non può non suscitare ammirazione e al tempo stesso alimentare la cupidigia di un romanziere. Quanto a ciò che di lui mi ha respinto, è presto detto: semplicemente, il fatto che è un personaggio odioso. È un egocentrico, che nutre un disprezzo sovrano per tutto quanto riguarda la vita ordinaria, mostruosamente narcisista e per certi versi molto puerile: di fondo è un fascista, da un punto di vista non soltanto politico ma esistenziale, il che non gli impedisce di essere un uomo piuttosto onesto, coraggioso e dotato di un certo fascino. Quello che più mi ha colpito, però, è che qualunque cosa mi trovassi a pensare sul conto di Limonov, prima o poi ne vedevo anche il lato contrario”.

Un uomo che ha difeso per tutta la vita i diritti dei più forti ma che si è sempre trovato al fianco dei più deboli.

A CALAIS – UNO STRAORDINARIO REPORTAGE DI EMMANUEL CARRERE

Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.