Albert Camus

Albert Camus: l’esistenzialismo oggi come allora

La precarietà dell’individuo, il vuoto della condizione dell’uomo moderno, la sua solitudine di fronte alla morte, l’assurdità del vivere. Sono questi i cardini principe dell’esistenzialismo, nato nel periodo del Romanticismo.Tra gli anni venti e i cinquanta ha avuto il suo massimo sviluppo e la sua principale evoluzione.

Nella prima metà del 900 lacerata dai due grandi conflitti, proprio l’esistenzialismo non poteva non esserne condizionato e determinato. La presa di coscienza delle devastazioni materiali e umane della grande guerra e la crisi generale della seconda guerra mondiale e del conseguente dopoguerra, sono determinanti nella evoluzione del pensiero esistenzialista.

Molteplici le espressioni nel cinema, nella filosofia, nell’arte e, non ultimo, nella letteratura. Kafka, Nietsche, Sartre, Heidegger, Simone de Bouvoir sono stati tra i principali esponenti.

Questa premessa è necessaria per introdurre un artista come Albert Camus (ne avevo già parlato in un parallelismo tra lui e il nostro Cesare Pavese).

Albert Camus appartiene ad un’altra corrente ancora dell’esistenzialismo. E’ esistenzialista ateo, che nega l’esistenza di qualsiasi dio, perché il mondo non sa che farsene di un dio.

Esponente della sinistra prima in Algeria e successivamente in Francia durante e dopo l’occupazione nazista. Fu ispirato da Jean Paul Sartre, esistenzialista ateo del quale adattò diverse opere all’inizio della sua carriera. Ma nel suo lavoro, all’ateismo si sommano le tematiche marxiste fino ad evolversi in un anarchismo totale che va oltre al nichilismo.

Nato il 7 novembre 1913 a Mondovi, in Algeria e morto il 4 gennaio 1960 in Francia, Camus fu romanziere, saggista e drammaturgo.

Albert Camus

Proprio le opere teatrali sono quelle meno conosciute anche se di particolare interesse e meriterebbero un approfondimento. Appartengono a quello che fu definito il Teatro dell’assurdo, caratterizzato da dialoghi senza senso, ripetitivi e serrati, mancanza di trama e continuità temporale, la tragicità del dramma intessuta di sottile umorismo. Quello delle opere di Samuel Beckett e di Ionesco.

Requiem pour une nonne del 1956 tratto da un romanzo di William Faulkner e nel 1959 Les possédées a sua volta tratto da Dostoyevsky sono le sue pièces maggiormente note e rappresentative.

Tra letteratura e filosofia, nel 1942 pubblica il romanzo più noto Lo straniero, che è subito un successo e lo fa conoscere anche al grande pubblico. Parallelamente pubblica il saggio Il mito di Sisifo.

Il percorso evolutivo dall’assurdo alla ribellione, come prima, avviene con la pubblicazione di un romanzo e contemporaneamente di un saggio. La peste del 1947, è un romanzo ambientato ad Orano durante l’epidemia. Ad esso si affianca il saggio L’uomo in rivolta. La peste è spunto per la riflessione sulla decadenza, sul Male. E’ metafora della tragedia della seconda guerra mondiale e del Nazismo.

Nel 1947 riceve il Premio Nobel per la letteratura. Muore poco dopo in un incidente stradale.

Albert Camus è, come altri esistenzialisti primo tra i quali Sartre, autore quanto mai attuale in un mondo sconvolto da guerre che non toccano la sensibilità comune perché percepite come lontane. Crisi di valori e caduta dei principi di moralità che appartengono sempre ad altri e mai a se stessi. Scontro di culture e religioni. E’ espressione attuale per il senso di vuoto dell’individuo. E c’è da chiedersi, cosa avrebbe scritto oggi di un uomo sempre connesso con il virtuale e così scollegato dagli altri individui e dalla realtà!

“L’uomo è la sola creatura che rifiuta di essere ciò che è.” (L’uomo in rivolta)

Steve Fortunato

diSteve Fortunato

Piemontese di origine e milanese d’adozione. Imprenditore da sempre, ha sfogato principalmente nel marketing e nella comunicazione la creatività e il desiderio di nuovi orizzonti e di nuove sfide. Razionale e impulsivo, istintivo e sensibile. Racconta vicende e persone con una visione nichilista e un linguaggio crudo, duro, scarno a volte, che però sa cedere a momenti delicati, di sottile nostalgia.