Agatha Christie

Happy Birthday Agatha

Nata a Torquay, nel Regno Unito, il 15 settembre 1890, l’autrice inglese più tradotta di sempre dopo Shakespeare, ha donato al mondo della letteratura una straordinaria produzione. Ricordando il suo compleanno, celebriamo la formidabile scrittura di Agatha Christie e cogliamo l’occasione per sottolineare il suo valore e ricordare il suo posto nella letteratura.

Domestiche manifatture a sorpresa di tramandata, tradizionale sapienza; piccoli, pazienti, delicati congegni criminali costruiti in segreto da chi ne ha il talento e messi in moto al momento stabilito, come nelle famiglie del meridione d’Italia il presepio. (…) Perché i congegni funzionino, perché ci sia il gusto di farli funzionare, di vederli funzionare, la prima condizione è infatti questa: che ci siano tutti, che la riunione di famiglia o di clan sia al completo (indispensabile la presenza di figlioli prodighi o pecore nere).” (“Agatha Christie”, Leonardo Sciascia pubblicato in Il metodo di Maigret e altri scritti sul giallo, Adelphi 2018.

Ancora una volta, la geniale capacità descrittiva di Sciascia ci catapulta nel secondo livello – quello metafisico – della lettura, quello che soltanto i “grandi” permettono di indagare. Le sfumature psicologiche delle descrizioni dei protagonisti, gli assassini, le vittime, le storie, le piccole città dell’Inghilterra meridionale; la vasta umanità narrata nella pluralità di personaggi che affollano le sue storie – tutti puntualmente convocati alla fine di ogni “giallo” per svelare, nel classico finale alla Agatha Christie, il colpevole con tanto di movente, arma del delitto e opportunità. Senza azzardare parallelismi sproporzionati, ma vedo – parlando di classici – le sue creature come tre danteschi Virgilio che conducono i lettori attraverso il mondo di Agatha, anch’esso fatto di inferno, purgatorio e paradiso: uomini e donne, vizi e virtù, vendette e malvagità, anime – pure o purificate, perdute, ritrovate – vite colpite dalla sorte, orfani, eredi, domestiche, figli degeneri e famiglie provate dalla nobiltà.

“If i was born once again  I would like to be a woman – alwais!” così Dame Mery Clarissa Agatha Miller esordisce nella sua An Autobiography (tradotta La mia vita in italiano e pubblicata postuma nell’anno della sua morte, 1976). Si capisce: Agatha Christie adora essere donna e conosce alla perfezione il suo genere. Le donne amano uccidere con il veleno. Le donne che uccidono hanno spesso un movente che spinge il lettore a solidarizzare con la loro sofferenza, abilità, intelligenza. Le donne forti sono spesso vittime designate, alcune volte vengono salvate dal delitto programmato, altre volte cadono nella trappola e vengono redente dalla equilibrata ma enorme tenerezza di chi ha il ruolo di fare giustizia.

È il 1915 quando Agatha completa Poirot a Styles Court, la storia in cui ha la luce il piccolo ometto di origine belga Hercule Poirot, investigatore privato che parla di sé in terza persona e vive a Londra, di cui apprezza soltanto la tradizione del tè alle cinque e il suo caro amico Arthur Hastings.

È così che Agatha Christie ha il suo battesimo da scrittrice, fortunato, creativo e destinato a durare e fare molta fortuna. C’è l’altra creatura della regina del giallo, Miss Jane Marple. Nasce 15 anni dopo del “fratello” Poirot, nel 1930 con il racconto Morte nel villaggio. Vagamente autobiografica, la figura di Jane Marple è quella di una attempata e quasi comica “signorina” che vive in un tipico, piccolo villaggio inglese, lavora a maglia e con autoironia si dedica al pettegolezzo: il suo metodo di investigazione. Appare in 12 romanzi e 20 racconti, molteplici sono le trasposizioni cinematografiche. La produzione di Agatha Christie è fatta anche di racconti e romanzi, a mio giudizio personale merita una nomina speciale il racconto Tre topolini ciechi, apparso nel 1948.

Esistono altre invenzioni che caratterizzano attraverso personaggi la sua produzione, i cosiddetti cicli minori che mi limito a nominare: Parker Pyne, Harley Quin, Tommy e Tuppence. Al di là delle specifiche – un mio personale debole verso Parker Pyne, “specialista in infelicità”– tutte le creature che Agatha Christie inventa hanno la stessa funzione, con stili e metodi diversi: “guidano il lettore verso la soluzione finale, mantenendo però sempre su di lui, grazie ai buoni uffici dell’autrice, un discreto margine di vantaggio” (Oreste Del Buono). Resto convinta che il suo preferito, come ogni primogenito che si rispetti, sia Monsieur Hercule Poirot. Agatha si preoccupa di congedare dal mondo il piccolo, ormai “un uomo molto vecchio, quasi paralizzato dall’artrite, confinato su una sedia a rotelle”, sempre impeccabile e più romantico di quanto si possa pensare investigatore Hercule Poirot. Poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, Agatha Christie scrive un romanzo, che uscirà molti anni dopo, che si intitola Curtain (Poirot’s last case) e che, ambientato a Stles Court narra l’ultima inchiesta e la morta di Hercule Poirot.

Una romantica e perfettamente narrata storia che contiene una sorprendente rivelazione, così come la vita di quella che, sin dalla sua prima opera, è stata una maestra di questo genere di narrativa. Dopo una vita avventurosa, due matrimoni, una produzione letteraria che fa invidia ai più grandi, i viaggi, il riconoscimento della regina Elisabetta II con la sua presenza appassionata alla Prima della trasposizione cinematografica di Assassinio sull’Orient Express, Agatha si spegnerà a Wallingford, il 12 gennaio del 1976.

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diMarie Jo

Marie Jo è uno pseudonimo, senza troppe spiegazioni: un modo per rendere omaggio e restituire vita a una ragazza ralmente esistita e realmente suicidatasi nel 1978, esattamente 3 giorni prima della mia nascita. Nasconde la mia vera identità: nata a Jesi, vivo a Macerata, diplomata al Liceo Classico, laureata in Filosofia. Vivo in due mondi: uno è fatto di libri, l'altro di poche ma buone persone vere (e soprattutto autentiche). In particolare, degli scrittori e delle scrittrici adoro il metodo: qualunque itinerario letterario o filosofico abbia un metodo di indagine della realtà, della verità, dell'umanità.