Jon Kalman Stefánsson – Grande come l’universo

L’universo poetico di Jon Kalman Stefánsson, uno dei più importanti scrittori d’Islanda, è troppo vasto per essere contenuto in un solo romanzo: un libro non basta, se nessun libro può ambire a dire la parola definitiva sulla nascita e sulla morte, sulla natura e sulla felicità possibile in un mondo dominato dal dolore, dove si riesce a essere se stessi a patto di tradire le proprie radici.

Sia la trilogia costituita da Paradiso e inferno (2011), La tristezza degli angeli (2012), Il cuore dell’uomo (2014) sia i due volumi I pesci non hanno gambe (2015) e Grande come l’universo hanno le radici nell’esigenza intima di ritornare sui propri passi, di aggiungere prospettive più profonde, di disorientare il lettore lasciando affiorare lati diversi dei medesimi personaggi. Il fatto che personaggi e ambienti non mutino da un romanzo all’altro non deve trarre in inganno: non si tratta di una saga familiare, quanto piuttosto di un’opera la cui prosa e la cui struttura hanno poco a che fare con il romanzo e molto invece con il poema ciclico. Stefánsson infatti rifiuta il racconto lineare ma sparpaglia i vari elementi della sua narrazione in una divagazione continua fra luoghi e tempi diversi affidando il compito di coordinare il tutto a una voce narrante proveniente da una extraterritorialità preclusa ai vivi: nella trilogia a guidare il lettore sono le anime dei trapassati, in I Pesci non hanno gambe così come in Grande come l’universo, suo seguito, una strana figura, difficilmente identificabile, affianca il protagonista, Ari, quasi a fargli da coscienza e ad aiutarlo a trasformare le parole da «uccelli scontrosi» in «aria»; come a dire che la vita può essere vissuta autenticamente e compresa solo se la si considera da un’ottica estraniante.

Questa sorta di omniscienza evocativa sovrasta i tanti temi e le tante storie della complicata cronaca familiare, evidenziandone il motivo drammatico dominante: il conflitto insanabile fra la morte e la poesia cui è consentito alimentare e vivificare la memoria. Felicità e infelicità, libertà e destino sono infatti i due poli entro cui si dibattono le esistenze di tutti i personaggi presenti nell’album familiare di Ari, tornato in Islanda per visitare il padre alcolista morente: Pordur, il giovanissimo poeta, costretto dal padre a scegliere il mare e morto tragicamente, le tante donne della famiglia, la madre, la nonna Margret, la zia Lilla, obbligate dalla circostanze a soffocare la vena artistica. Le parole allora vanno ripescate dalla coscienza poetica là dove si trovano, ovvero in «Paradiso, dove si suona Mozart tutte le sere nelle belle caffetterie che danno sulla felicità e l’eterno».

ISBN
9788870914658
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