Hakan Günday – A con Zeta

Hakan Günday (1976), astro nascente delle letteratura turca, autore cult per i giovani del suo Paese, tradotto per la prima volta in italiano, mostra in A con Zeta a noi occidentali smarriti nei cerebralismi artificiosi del postmoderno di credere nel valore salvifico della letteratura.

I libri possono neutralizzare brutture e turpitudini che accomunano Occidente e Oriente: è questo il senso ultimo della storia di due giovanissimi che se non fosse per una a accentata avrebbero, non a caso, il medesimo nome. Derdâ, nata in un villaggio del sud est curdo, Derda, figlio di una baraccopoli di Istanbul, rappresentano per origini e storia due facce della stessa medaglia: lei viene venduta dalla madre a un sadico che la porta a Londra, il padre di lui è in prigione e Derda per non essere rinchiuso in un orfanotrofio deve fare a pezzi il cadavere della madre morta di cancro e seppellirla fra le lapidi del cimitero. Tutti e due incontrano sulla loro strada tutto ciò che di orribile ci si può immaginare e che la realtà contemporanea può offrire: efferatezza fisica e psicologica, omicidi, pornografia, droga, spionaggio, terrorismo islamico, mafia turca e quant’altro. Lei nella capitale inglese diventa una regina del cinema hard: il velo nero che simboleggia la sottomissione della donna islamica per un paradossale capovolgimento la trasforma in una inconsapevole dominatrice di maschi masochisti. Infine in un centro di recupero per eroinomani incontra un’infermiera, Anna (mamma in turco), che la accoglie in casa e le consente di studiare. Derda invece a Istanbul sopravvive alla miseria pulendo assieme ad altri bambini come lui le tombe per i parenti in visita in cambio di pochi spiccioli, poi, quando questo è impossibile, lavora in una stamperia pirata, dove entra a contatto con i libri, impara a leggere, e diventa fanaticamente devoto allo scrittore rivoluzionario Oğuz Atay, genio della letteratura turca prematuramente scomparso nel 1977, autore de I reietti.

Le innumerevoli peripezie dei due “reietti” partono evidentemente dal presupposto che la narrazione romanzesca possa restituire se non la lettera sicuramente lo spirito della realtà in tutte le sue mille sfaccettature e nel suo indubbio alternarsi di luci ed ombre: nelle asperità dell’esistenza è possibile, se si crede in se stessi, trovare lo stimolo per andare oltre e per conquistarsi uno spazio nel mondo. Lì infatti vanno a sfociare le trame dei più classici dei romanzi, ove le anime, destinate ad incontrarsi, trionfano sul caso che le vorrebbe distanti.

ISBN
9788871687070
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