Mitsuyo Kakuta – La cicala dell’ottavo giorno

Meticoloso, lento, possente. Basterebbero questi tre aggettivi a descrivere La cicala dell’ottavo giorno, l’ultimo romanzo della scrittrice giapponese Mitsuyo Kakuta. Narrazione precisa e stile disadorno (a tratti ricorda quello di Haruki Murakami) sono legati insieme a raccontare una storia densa e intimistica.

Kiwako, giovane e intraprendente, lavora nel settore Pubbliche Relazioni di una grossa industria di abbigliamento nell’asfissiante Tokyo degli anni ‘80. Ha una storia con uno dei suoi colleghi, Takehiro, un uomo sposato, che le promette grandi cambiamenti che deragliano puntualmente nel nulla. Delusioni, liti e un aborto voluto fortemente, ai limiti della costrizione, da Takehiro sono la miccia che fa esplodere la parvenza di normalità della difficile vita di Kiwako. Disperata, compie un crimine, che l’autrice riesce a raccontare sotto svariate prospettive: ruba dalla sua cullina la figlia neonata, di appena sei mesi, di Takehiro. La bambina risponde con un largo sorriso alla presa della sua rapitrice, che, abbagliata, prende quel sorriso come il suggello di un’unione viscerale tra lei e la “sua” Kaoru.

Il romanzo comincia e si dipana a partire dal rapimento, con tutto il bagaglio di fatti, luoghi, incontri che la neomamma Kiwako e Kaoru vivono. L’autrice descrive con precisione gli spostamenti spasmodici, la permanenza di una sola notte in hotel di terz’ordine, i pasti consumati in bettole buie, non presentandoli come frutto di un atto criminoso, ma sotto la luce abbagliante dell’amore, della protezione cieca che Kiwako dispensa alla bambina, nonostante il groviglio permanente di paure e incertezze. Passano così quattro anni, durante i quali Kaoru cresce fisicamente, ignara della vicenda, e Kiwako riveste il ruolo di genitore con sacralità.

Tutta la prima parte del romanzo viene narrata da e nell’ottica di Kiwako, mentre la seconda da parte di Kaoru ormai ventenne, che di quegli anni si porta dietro segni profondi nella psiche e ricordi smozzicati. La vicenda appare qui crudamente per quello che fu davvero: il rapimento di una neonata, sottratta alla famiglia legittima per quattro anni, da parte di una giovane donna instabile emotivamente. La vena di tenerezza materna sottesa a gran parte del romanzo viene spazzata via dal cinismo della giovane Kaoru, ferita e disillusa, apparentemente destinata agli stessi percorsi di vita della sua rapitrice.

La cicala dell’ottavo giorno è un romanzo sulla potenza della maternità, sulla dolcezza di sentimenti primordiali come l’amore di un genitore per il figlio. È però anche un vaso di Pandora aperto sulla disperazione dell’infelicità e della solitudine, sui sogni infranti, sul dolore dell’irrimediabile.

ISBN
9788854507968
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