Henry David Thoreau, filosofo e poeta statunitense, nel 1845 si costruì una capanna nei boschi vicino al lago di Walden nel Massachusetts, vi soggiornò per due anni in totale isolamento e raccontò la sua esperienza in Walden. Alla base di tale esperimento era la convinzione, non nuova, che la società raffrenasse le potenzialità insite nella natura umana. Scegliendo di non essere più “animale sociale” era possibile non solo sopravvivere ma anche recuperare l’innocenza originaria.

Ispirandosi al libro di Thoreau, diventato un classico delle cultura americana, Hannah Ritchell, autrice del bestseller Le bambine che cercavano conchiglie, nel suo nuovo romanzo L’azzurro del cielo non ricorda fa di un lago e di un cottage fuori mano nella campagna inglese un banco di prova rivelatore non, come nella sua fonte, della sanità della psiche umana, bensì delle sue parti più oscure. L’utopia del contatto ravvicinato con la natura consente l’emersione, fino all’esplosione violenta, di ciò che la convivenza civile reprime. La storia raccontata si svolge in due momenti, nel 1980 e ai nostri giorni: la sfida per il lettore è trovare il legame fra passato e presente. Lila, londinese benestante, riceve in eredità da un misterioso benefattore un cottage sulla sponda di un lago in un posto isolato dell’Inghilterra settentrionale. Il luogo esercita su di lui uno strano fascino, tanto da decidere di stabilirvisi per allontanarsi da ciò che la tormenta: il rimorso per aver perso un bambino cadendo dalla scale di casa, la crisi coniugale, il difficile rapporto con la madre vedova.
Cosa è successo lì trent’anni prima, quando cinque amici, rompendo con famiglia e società, decisero di abitarvi ripetendo l’esperienza di Thoreau? Quale ruolo hanno avuto in quegli eventi orami lontani Lila, sua madre e tutti coloro che apparentemente non vi sono coinvolti? Le domande in sospeso generano la tensione ma la posta in gioco è ben più ambiziosa che non lo smascheramento di un probabile assassino. La nebbia si disperde all’ultimo atto del dramma, ma la conclusione da trarne non è lì. Il romanzo è infatti uno studio delle complicate dinamiche che caratterizzano chi decide di mettere in pratica l’utopia della vita incontaminata fra i boschi. La natura “matrigna” costringe l’uomo a trarre il peggio di sé: egoismo, gelosia, odio, prevaricazione del più forte sul più debole. Il microcosmo romanzesco della Ritchell riproduce il medesimo processo che ha generato i totalitarismi e ha trasformato la “comune” in lager.
9788811670575




