Iacopo Barison – Stalin + Bianca

Gli appassionati di fumetti e graphic novel conosceranno bene Tunué, realtà editoriale specializzata proprio in questo settore. Quello che forse non tutti sanno è della nascita di una collana dedicata alla narrativa, diretta da Vanni Santoni e inaugurata con due romanzi, Dettato di Sergio Peter e Stalin + Bianca di Iacopo Barison. Oggi vogliamo parlavi proprio di quest’ultimo titolo, una storia piuttosto interessante, a partire dal nome del protagonista, Stalin appunto, così chiamato per quei baffi che tanto lo fanno assomigliare all’ex dittatore russo. «Ogni giorno, sei miliardi di persone convivono con gli imprevisti. Io, ad esempio, ho problemi a gestire la rabbia e tutti mi chiamano Stalin, come il dittatore»: quindi, c’è anche un altro aspetto, stavolta caratteriale, che delinea ancor di più, nero su bianco, questo strano diciottenne, nato e cresciuto in periferia e in una situazione famigliare poco felice, il quale riesce a tenere in piedi solo due rapporti umani, uno con il custode Jean (così chiamato perché, secondo Stalin, assomiglia un sacco all’attore francese Jean Gabin) e l’altro con una ragazza cieca di nome Bianca.

(Iacopo Barison)

A causa dei suoi scatti d’ira, un giorno Stalin aggredisce il patrigno e, credendo di averlo ucciso, decide di scappare insieme a Bianca. I due ragazzi iniziano a muoversi in un mondo tetro e precario: l’unica certezza sembra essere rappresentata dalla telecamera che Stalin porta sempre con sé, che lui definisce la sua “coperta di Linus”, con cui filma attimi unici e irripetibili. Replicare L’uomo con la macchina da presa del ’29 di Dziga Vertov, aggiornarlo alla sua epoca: ecco il grande sogno di Stalin, dimostrare che di Vertov è lui il grande erede. «Io sono un occhio. Un occhio meccanico e sono in costante movimento», ripeteva Vertov e questo sembra essere lo spirito che anima anche Stalin, che il giovane e promettente Barison mette in scena come un novello Holden dei giorni nostri.

La telecamera è l’unico strumento in grado di dare senso e completezza al mondo ritratto dall’autore, che, nel concreto, appare privo d’identità e sempre sul punto di sgretolarsi. Privo d’identità perché è difficile capire dov’è ambientato il romanzo: una città, certo, ma potrebbe essere qualunque città d’Italia, anche se il più delle volte si ha la sensazione che Stalin e Bianca si muovano in un mondo onirico, dove per due ragazzi è possibile partire, andare senza troppi soldi in tasca, vivendo di poco, di poesie e immagini. Così come magico appare questo viaggio metaforico verso l’età adulta, in un tentativo di emancipazione dai propri demoni interiori tramite la propria arte, che per Stalin è rappresentata dalla sua grande passione nel fissare momenti. Il regista danese Nicolas Winding Refn ha affermato che la violenza appartiene fin dalla nascita a tutti gli uomini, che l’arte è la via più fantasiosa e positiva per esprimerla e, anzi, che l’arte stessa è «un atto di violenza»: in quest’ottica diventa possibile pensare che la stessa rabbia di Stalin possa trasformarsi in arte, che quella ferocia incontrollabile diventi produttiva anziché distruttiva e che esista un modo per sfuggire all’universo di degrado che rischia di annullare non solo il protagonista, ma pure, nella vita fuori dalla carta stampata, tutti noi.

ISBN
9788867901043
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