Gli Swans ultimamente hanno preso la china dell’album-monstre: dopo The seer, tra i best of del 2012, arriva ora un altro colosso, To be kind, con le sue oltre due ore di musica spalmate su 10 tracce. Il che, in pratica, significa anche brani di oltre 30 minuti (Bring the sun/Toussaint l’overture, ben 34:05) e, in generale, tutti sopra i sette. Le dimensioni non contano, va bene, ma distratti come siamo oggi nell’ascolto, ci vuole che uno abbia delle cose davvero belle da dire per tenerti incollato davanti al pc o al tablet per oltre mezz’ora senza skippare di continuo. E gli Swans di cose belle e importanti da dire ne hanno a pacchi. Per questo To be kind funziona, e alla grande.
Registrato da John Congleton al Sonic Ranch studio di El Paso, Texas, To be kind è stato sviluppato in parte durante il tour degli Swans del 2012/2013. Il che spiega l’approccio rude, tagliente, da live, che si respira nelle tracce, ciascuna delle quali è una piccola suite cacofonica in cui blues, rumorismo e psichedelia vanno a braccetto. Just a little boy (for Chester Burnett), dedicata alla memoria del grande Howlin’ Wolf, ipnotizza con i suoi ritmi torbidi e la voce filtrata, salvo concedersi delle esplosioni grandiose nella seconda parte. Ancora più estrema Bring the sun/Toussaint L’Overture, che cita il leader della rivoluzione haitiana del ‘700, un mantra esotico fatto alla maniera di Gira, che alterna cioè furia sonora, gelida desolazione e visionarietà.
Alla faccia dell’“essere gentili”, insomma. To be kind è un concentrato di turbolenze, spasmi nevrotici, catastrofi, che assumono la forma di pattern ipnotici come quelli di She loves us, alla ricerca della trascendenza in un mondo devastato. Il blues è presente in dosi generose, ovviamente (vedi Screen shot o Oxygen), ma è sfilacciato, ridotto quasi alla sua parodia ghignante, con un groove che più perverso non si può (A little God in my hand). Tracce come Some things we do e la title-track, dal canto loro, si smaterializzano ulteriormente, evidenziando tutta la tensione metafisica alla base dell’album, arricchito dalla presenza di ospiti come Little Annie e St. Vincent (alle backing vocals), Julia Kent e Bill Rieflin.
To be kind magari non rinnova la formula degli Swans, ma rappresenta comunque un tassello importante nella produzione della band di Mike Gira. Soprattutto, è un disco da cui traspare una forza espressiva non indifferente, che ha eguali forse solo nelle cose di Scott Walker (vedi Bish Bosch). Non è un disco facile da ascoltare, To be kind, ma ha dalla sua questo magnetismo per cui, appena ci entri dentro, non ne esci più. E quasi ti dimentichi che puoi skippare…
