È morto Gabriel García Márquez

Si è spento all’età di 87 anni Gabriel García Márquez, lo scrittore colombiano premio Nobel per la letteratura nel 1982 e autore di Cent’anni di solitudine. Márquez era malato da tempo: lo scorso 31 marzo, era stato ricoverato in un ospedale di Città del Messico per un’infezione urinaria. Dimesso l’8 aprile scorso, si è spento nella sua casa di calle Fuego 144, a Città del Messico, assistito dalla moglie e dai figli Barcha Mercedes, Rodrigo e Gonzalo.

La notizia della morte è stata data da fonti vicine alla famiglia e, in Italia, dal suo editore, Mondadori. Tra i capolavori di Márquez, ricordiamo Cent’anni di solitudine, pubblicato nel 1967, L’amore ai tempi del colera, L’autunno del patriarca e Cronaca di una morte annunciata. Nel 1999 Márquez aveva scoperto di essere malato di cancro: nel 2004, la pubblicazione dell’ultimo romanzo, Memoria delle mie puttane tristi.

Stando ad una dichiarazione letta sulla porta di casa dello scrittore da Maria Cristina Cepeda, presidente della National Fine Arts Institute, il corpo dell’autore di Cent’anni di solitudine sarà cremato in una cerimonia privata e l’unica commemorazione pubblica si terrà lunedi prossimo al Palazzo delle Belle Arti del Messico, un grande edificio di marmo nel centro storico di Città del Messico, spesso utilizzato come palcoscenico per l’addio definitivo a grandi figure della cultura.

Il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, ha decretato tre giorni di lutto nazionale in Colombia e ha descritto Márquez come «il colombiano che nella storia del Paese ha portato più alto il nome della Patria», mentre il presidente messicano Enrique Peña Nieto ha definito l’autore «uno dei più grandi scrittori del nostro tempo», che ha «arricchito la vita della nostra nazione».

Parole di cordoglio anche da Barack Obama: il presidente USA ha affermato che, con la scomparsa di Márquez, «il mondo ha perso uno degli scrittori più grandi e visionari». Mario Vargas Llosa, anch’egli premio Nobel per la letteratura, ha invece detto di avere «il cuore spezzato» per la morte del collega.

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