Peter Cameron – Andorra

Che Peter Cameron avesse del talento puro lo avevamo già capito da tempo. Quella sera dorata, Un giorno questo dolore ti sarà utile, Coral Glynn e Il weekend erano e sono le prove inequivocabili della capacità di questo scrittore di venire a patti col lettore, tenendolo incollato alle pagine anche se non ci sono assassini da scoprire. Non avevamo invece capito che prima di questi romanzi di successo, il nostro Cameron aveva scritto, e scritto bene. Andorra è apparso per la prima volta nel 1997, e oggi Adelphi lo ripropone in libreria.

Apparentemente senza grosse pretese, come tutti i libri di Cameron d’altronde, fin dalle prime battute questa storia sembra lasciare il segno. La tattica è la stessa, e di buon successo: un protagonista semplice di cui veniamo a conoscenza poco a poco, il cui passato ci viene svelato passo dopo passo e, di solito, sempre mostrando lati oscuri. In Andorra è la volta di Alexander Fox, che lascia alle spalle San Francisco per ricominciare una nuova vita in questo minuscolo stato che sembra non avere tempo né confini, tanto che l’autore lo pone in riva al mare, infischiandosene di ogni cartina geografica. In questo nuovo e piccolo mondo Fox è catapultato nella vita intima di personaggi alquanto strani, che subito lo rendono partecipe dei lati più nascosti, torbidi e sconvolgenti delle loro relazioni. Andorra è la scena ideale per uno scrittore come Cameron, un “non dove” fatto di «stanze grigie e senza finestre dietro al favoloso scenario», il momento perfetto per capire che tutti, in realtà, hanno qualcosa da nascondere e cercano di prendere le distanze dalla vita passata.

Fox non è un eroe, così come non lo erano i protagonisti degli altri libri, ma un uomo qualunque scelto dal destino per far scoccare la scintilla dell’infelicità che spesso sfocia in tragedia. C’è sempre un momento, in Cameron, in cui stranamente diventiamo protagonisti anche noi, partecipi di quel “disvelamento” lento e inesorabile che ci fa avvicinare al protagonista quasi amichevolmente, e con la stessa velocità ci costringe ad allontanarci da lui. Non ci sono però esplosioni di stile, squarci narrativi o colpi di scena eclatanti. Tutto si muove lungo un filo sottile di tensione, e la storia che sembra essere immobile e stagnante in realtà sta scorrendo inesorabile, portandosi dietro le piccole incertezze, le paure subdole e ciò che sta appena al di là di una storia semplice.

Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.