Michele Rossi – Quello che deve accadere, accade

La storia di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni è complessa. Soprattutto, è complessa la geografia del loro percorso artistico e umano. Nel bel libro di Michele Rossi, Quello che deve accadere, accade, emerge chiaramente come i luoghi abbiano un’importanza non secondaria nella storia di quelli che furono prima CCCP poi CSI, PGR e infine “semplici” solisti. L’Emilia delle montagne, della vita semplice, degli estremismi extraparlamentari, della religione dei nonni; poi Berlino, la creatività folle e avanguardistica figlia del punk e delle sperimentazioni europee; l’URSS, il filosovietismo come adorazione (parodistica) di un mondo irrimediabilmente destinato alla disgregazione. E poi: la guerra dei Balcani, che scaverà un solco profondo nella coscienza di Ferretti e Zamboni (belle le pagine che raccontano il concerto dei CSI uno stadio praticamente vuoto, a Mostar), e il viaggio in Mongolia, che il “cantante” (ruolo che a Ferretti è sempre stato stretto) e l’amico fraterno e musicista, talento della “chitarra grattugiata” hanno affrontato con l’idea di esplorare se stessi ricavandone, però, la fine (?) della loro amicizia e del loro sodalizio artistico.

In Quel che deve accadere, accade Rossi tratteggia un itinerario complesso, che taglia in più punti la storia del dopoguerra, italiano ed europeo, senza risolversi in realtà in una forma chiusa. L’impressione, infatti, è che il percorso congiunto di Ferretti e Zamboni (in qualche modo “legati” anche dopo la separazione, avvenuta con un furibondo litigio a Berlino nel 1999) sia destinato a proseguire all’infinito e oltre senza trovare un approdo. È il divenire, di cui entrambi sono, in un certo senso, schiavi: Ferretti e Zamboni sono due viandanti, alle prese con un viaggio (artistico, culturale, personale) che non puotrà avere mai fine.

(i CCCP)

Soprattutto, il libro di Rossi è utile per gettare una luce in più (non per comprendere fino in fondo) sulle acrobazie spirituali ed esistenziali di Ferretti, passato da alfiere del punk sovietico a paladino del conservatorismo cattolico più becero – per lo meno, questo è quello che appare. Ovviamente, le cose sono più complesse, e Rossi questo lo fa capire bene: l’Emilia dei partigiani e dei nonni, delle tradizioni e del cristianesimo rurale, l’Emilia “barbara”, affine al mondo della grandi saghe nordiche, è sempre stata nel DNA di Ferretti. Solo costantemente “filtrata” dalle lenti dei grandi stravolgimenti del ‘900 europeo, che hanno portato il cantante a ripensarsi e a ripensare se stesso infinite volte, fino allo sfinimento fisico (le numerose somatizzazioni patite nel corso della sua vita).

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Stesso discorso per Zamboni: anche lui, ha percorso chilometri ed anni, per tornare poi a casa, uguale e completamente diverso da quando era partito, anche lui sempre eternamente ai nastri di partenza, diretto verso qualcosa d’altro. Ecco perché il titolo del libro, edito da Giunti (e preso da un verso di Ferretti): tradisce, più che fatalismo, la sensazione che il futuro sia ancora tutto da scrivere. È questo, a ben vedere, il motivo per cui ancora ascoltiamo i dischi dei CCCP e CSI.

ISBN
9788809788886
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