Regno Unito: vietati i libri nelle carceri

Dura protesta nel Regno Unito contro la decisione del governo di proibire ai detenuti di ricevere libri in carcere. A denunciare il fatto nel nostro Paese è stato un articolo apparso su La Repubblica a cura di Enrico Franceschini, una notizia che sta registrando da più parti l’indignazione di intellettuali e scrittori.

Autori come Philip Pullman (il quale ha affermato che si tratta di uno degli atti «più maligni, disgustosi, vendicativi di un governo barbaro») e Mark Haddon hanno lanciato una petizione online, che ha già raccolto migliaia di firme, per protestare contro una scelta che viola i più semplici diritti umani. Tuttavia, il ministro della giustizia Chris Grayling ha precisato che i detenuti possono prendere fino a dodici libri in prestito dalla biblioteca del carcere, oppure ottenere un certificato di buona condotta che annulla il divieto: un incentivo per migliorare l’atteggiamento del carcerato, secondo Grayling, mentre Franceschini nel suo pezzo sottolinea che le biblioteche dei penitenziari sono mal fornite e l’accesso in esse è consentito solo ogni due, tre settimane.

Secondo i promotori della petizione si tratta soprattutto di un’azione morale discutibile, poiché è proprio tramite la cultura e l’informazione che passa la riabilitazione del detenuto. Vietare i libri o limitarne la fruizione significa anche impedire tale rieducazione.


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