Boris Vian – La schiuma dei giorni

Immaginatevi il mare, le cui onde s’infrangono sulla riva e, al loro ritirarsi, rimane sulla battigia una soffice schiuma biancastra. La schiuma, ciò che rimane di un’onda. La schiuma dei giorni, ciò che rimane della vita dopo il passaggio dell’amore. In attesa di Mood Indigo, il nuovo film di Michel Gondry, tratto dal libro di Boris Vian e dal 12 settembre nelle sale, cogliamo l’occasione per leggere questo struggente romanzo. Un romanzo d’amore, ma anche di morte, sulle note di una canzone jazz, circondati dai deliziosi profumi che provengono dalla cucina del cuoco Nicolas, adagiati sopra una soffice nuvola, trasportati nel piccolo mondo di Colin e la sua Chloé.

Colin è un ricco ragazzo francese, che trascorre la sua vita nell’ozio, insieme all’amico Chick, collezionista maniacale delle opere di Jean-Sol Partre. L’incontro con Chloé è fatale, tanto che Colin decide subito di sposarla. Ma la felicità è destinata a durare molto poco: Chloé, infatti, si ammala di un male oscuro, che colpisce i polmoni e le impedisce di respirare.

La storia d’amore tra Chloé e Colin ha dell’incredibile, poiché, riprendendo un’intervista di Daniel Pennac sul libro, è un sentimento che sussiste come tale, «un amore la cui sola qualità è quella di essere null’altro che amore». L’amore che «non salva la gente dal proprio destino», in quanto a tutto c’è un inizio e una fine (anche solo a causa della morte), ma che, comunque, dona senso e completezza all’esistenza. Ma sarebbe un errore considerare La schiuma dei giorni un semplice romanzo d’amore: l’estro creativo di Vian si spinge ben oltre, sino a inventare un mondo fantastico, dai colori confetto, dai suoni quasi ovattati, dove forte è pure la critica alla religione, all’esercito e, soprattutto, al lavoro, in generale, e, nello specifico, dentro a una fabbrica. Certo – come sottolinea Pennac – quando il libro fu riscoperto, negli anni Sessanta, non esisteva, al pari di oggi, così forte lo «spettro della disoccupazione». Nonostante tutto, La schiuma dei giorni rimane per molti aspetti un libro rivoluzionario, da leggere più volte nel corso della vita, perché a ogni età regala suggestioni e messaggi diversi.

Uno dei concetti più rivoluzionari di Vian consiste nella critica alla «cultura per la cultura», ossia l’ossessione per il prodotto culturale, a discapito del resto. Ciò è incarnato nel personaggio di Chick, talmente ossessionato da Partre da rovinarsi economicamente, deteriorando, in modo irreversibile, il suo rapporto con la ragazza che ama, Alise. «Il sapere nobilita l’uomo», ma non quando ci si dimentica di amare, giocare, ridere, uscire, quando la vita stessa si riduce a essere costretta dentro le pagine di un volume.