Il metodo della bomba atomica, romanzo d’esordio di Noemi Cuffia, è un libro sull’amore, ma non solo. Tutti vorrebbero sapere da cosa nasce questo sentimento, quanto dura, dove condurrà. Ogni protagonista di questa storia sembra voler dire la propria, svelando però al lettore la parte che dell’amore resta forse più all’oscuro, e che è in grado di far vivere o morire.
L’autrice è una giovane torinese diventata un punto di riferimento nel mondo del web grazie al suo blog, seguito da appassionati di lettura e scrittura. E proprio Torino è la cornice in cui si muovono i personaggi di un romanzo fatto di passioni che avvinghiano come spirali, che nutrono e distruggono. Celeste è una ragazza sveglia, comprende tutto e tutti tranne il suo cuore, muscolo che batte troppo velocemente e che deve tenere a bada per evitare di star male, quell’organo che indica l’amore, e che si placa solo a fianco di Leone, suo compagno fin da quando erano bambini. È piena di domande, Celeste, vorrebbe capirlo, l’amore, imparare a guardarlo e riconoscerlo, imparare ad afferrarlo. Per Leone, invece, l’amore è prendersi cura di Celeste, così, semplicemente, senza troppe domande. Lui sa come scuoterla, sa come obbligarla a scappare perfino da se stessa, grazie al “metodo della bomba atomica”.
Il male, però, non svanisce tanto facilmente, e come la passione è fatto, a volte, di ossessioni, palpitazioni, segreti, misteri. Il male può materializzarsi dietro l’attaccamento ad un uomo, Umberto, che porta Celeste e Leone lontano, mette distanze incolmabili, fa nascere paure e immobilità. Ci sono due modi per leggere il libro della Cuffia: lasciarsi trasportare dalla storia, cercando di non farsi travolgere dalle mille domande e dalle indecisioni dei protagonisti, o scommettere su ogni punto interrogativo, e come un corridore in affanno perdere il contatto con se stessi, cercando, tra le pagine, il momento in cui l’amore finisce e poi, in un esplosione di gioia, rinasce per chi ci crede.
Immersi in queste mille domande, i protagonisti sono spaesati, e nel rifiutare con forza il passato e il destino, a volte sembrano perdere lo slancio, portando la storia verso parti in cui la tensione narrativa cala di colpo. Tra solitudini e ferite che si chiudono, la bellezza di questo libro sta, forse, nelle cose non dette, nei segreti sussurrati, perché «l’amore è qualcosa da non dire, un fiore senza nome».




