Lisa Gardner – A chi vuoi bene

Lisa Gardner ci sa fare. Ce lo ha dimostrato coi precedenti romanzi e ce lo ricorda con forza con A chi vuoi bene, quinto thriller che vede come protagonista la detective D.D. Warren. Strano per una donna che ha avuto un’infanzia normale scrivere libri così neri. Ma Lisa risponde che, forse, è proprio colpa di questa normalità.

Anche Pascal non avrebbe saputo resistere a queste pagine, in cui si perlustra il mondo della duplicità umana, in cui la scintilla alla quale attaccarsi è il sottilissimo ma allo stesso tempo fortissimo legame tra il bene e il male, tra la normalità, appunto, e il lato oscuro dei protagonisti, che poi è lo stesso di ognuno di noi. In questo scontro tra le due forze opposte dell’animo umano, la Gardner accende letteralmente la luce sulla psiche di due donne, tanto simili quanto distanti. Tessa Leoni è una mamma speciale, con forza e fatica è venuta fuori dal fango per amore di Sophie, la sua bambina. Tessa è anche una poliziotta, costretta a pattugliare le peggiori strade di notte, a poche ore di sonno prima di accarezzare la sua piccola. E Brian, in tutto questo, sembra essere l’uomo giusto da avere accanto, un amante e un padre.

Quando però Brian è steso sul pavimento coi fori delle pallottole nel corpo, al di là di ogni pensiero si insinua il dubbio, la domanda, l’incertezza. Sophie è sparita e Tessa, ancora con la pistola in mano, sembra non avere scampo. Ma una donna ne incontra un’altra, e il sergente D.D. Warren non riesce a spiegarsi come una mamma possa diventare un mostro, come un essere umano possa spingersi così oltre la barriera di quella normalità, di quel filo sottile che si chiama equilibrio. Soprattutto adesso che, accarezzandosi la pancia, sente una nuova vita così vicina. Il tempo corre dietro al tempo, D.D. scava nel passato di Tessa, cerca di leggerle il pensiero, di muoversi nella sua anima. Tessa è confusa, ferita, ora si difende ed ora lotta, e ora più che mai sa a chi vuol bene veramente.

A chi vuoi bene è un caso editoriale perché ci insegna che la banalità del male è del tutto normale, pronta ad esplodere dopo aver trovato il suo spazio dentro di noi. E ce lo insegna parlandoci al femminile, parlandoci di donne, di madri. Il male ed il bene si confondono, si rincorrono, giocano a mordersi la coda fino a sanguinare. Forse appena oltre quella normalità siamo attirati, nell’ignoto, dal pericolo che ci fa sentire il suo fiato sul collo. E forse solo quando impareremo a conoscere davvero la normalità del male, e ad accettarla come tale, potremmo prevenirlo e guardarlo negli occhi senza paura.

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diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.