Chiedi alla luna è il romanzo d’esordio di Nathan Filer, un libro che ha fatto subito capire che ci si trovava di fronte ad un giovane talento, e che è stato pubblicato dai più importanti editori in tutto il mondo. Sarà, forse, anche per quella sua capacità di mescolare il racconto al piano personale, che vuol dire, in questo caso, essere stato infermiere in un centro per malattie mentali.
C’entra molto la mente in questo libro, perché Matt, il protagonista, vede cambiare la sua vita dopo la morte di suo fratello Simon, quello con la faccia tonda e sorridente, proprio come la luna. Da quel momento la testa di Matt si dissocia dalla realtà; alcuni la chiamano schizofrenia, ma per lui è una porta per mettersi in contatto col suo passato e con suo fratello. Così, leggendo, si ha subito l’impressione di essere di fronte ad un romanzo che tocca contemporaneamente le corde dei sentimenti e quelle della follia, creando confusione nella lettura e nei pensieri. Filer riesce a farci entrare in contatto con la mente di Simon, col turbamento della sua malattia, con l’ospedale psichiatrico in cui si trova ricoverato, e da cui prova a raccontarci la sua storia, per mettersi a pari col mondo e con se stesso.
Chiedi alla luna è una storia squisita, in cui il tentativo è più importante del successo, in cui il senso di ogni ricordo sparso nelle pagine appare chiaro solo se si riesce ad andare oltre, lasciandosi trasportare nell’esplorare un passato in una mente completamente “libera”, che viaggia senza convenzioni e costrizioni. Così, Matt, scrivendo la sua storia cerca di darsi un senso e al tempo stesso un futuro, senza badare troppo al confine tra realtà e immaginazione. «Alcuni ricordi si rifiutano di rimanere confinati in un tempo o in luogo. Ci seguono, aprono lo spioncino grattando il metallo e ci guardano con occhi curiosi».
Tra la mente e l’animo c’è poca distanza in questo romanzo, e tra la forma confusa delle parole e della scrittura c’è sì una realtà distorta, ma che vive e si nutre di sentimenti, e che rappresenta ciò che Filer voleva sussurrarci piano: ogni malattia ha un lato umano da scoprire. Così, questa avventura è un viaggio nella mente umana, nella follia e nel potere delle cose da tenere strette mentre tutto il resto scorre via.




