Vladimir Nabokov – Ada o ardore

C’è qualcosa di magico nei nomi che Vladimir Nabokov sceglie per le protagoniste dei suoi romanzi. Lo.li.ta. Ada («e nel pronunciare il nome alla russa gli diede il suono della parola “ardor”»). Così come c’è qualcosa di profondamente sbagliato, e nello stesso tempo di giusto, nei rapporti morbosi che egli ama tanto raccontare. Ma se il libro per eccellenza a riguardo è per tutti Lolita, forse è il caso di fare un salto in avanti, nel 1969, quando venne pubblicato il bellissimo Ada o ardore, un volume di quasi settecento pagine, che rappresenta il sunto di tutte le peculiarità della scrittura di Nabokov: la sua cura quasi maniacale per il dettaglio, lo svisceramento delle parole, l’attenzione posta sulla loro musicalità e sulle immagini fisiche e concrete che tali suoni provocano nella mente di un lettore.

Due cugini, Van e Ada, iniziano una relazione sessuale durante la preadolescenza. Solo in seguito scopriranno di essere, in realtà, fratelli. Il testo è in forma di memoriale, redatto da un Van ormai novantenne e psicologo di fama mondiale: sia lui che Ada sono due ragazzi brillanti, di bell’aspetto, legati da una passione viscerale, che però conosce anche momenti di lontananza e incomprensione, destinati a risolversi sempre con un ricongiungimento. Il libro copre un arco temporale molto lungo, in quanto Ada e Van rimarranno legati per tutta la vita; il mondo descritto da Nabokov è una fittizia fusione tra America e Russia, ovvero i due universi ai quali egli appartiene.

Se il dettaglio è un evento «senza precedenti e irripetibile», ecco che Nabokov lo fissa nero su bianco: l’immortalità donata all’inezia è ciò che determina la ricchezza dello stile di questo autore, capace di raggiungere contemporaneamente le vette dello scandalo e della gloria. In pochi possono vantare nei loro scritti una qualità formale di altissimo livello così eterogenea: è come se tutta la produzione di Nabokov fosse percorsa da grandi lampi di genio, che non conoscono mai assopimenti. Non è fuori luogo definire Ada o ardore un libro pressoché perfetto, sia nella storia che nel metodo narrativo, nei personaggi così come nelle emozioni suscitate dai loro legami, intrecci e scambi reciproci.

Come Nabokov stesso sostiene, c’è «qualcosa di misteriosamente esclusivo» nell’amore, per cui si ama, si ama davvero, una sola persona per tutta la vita: gli eroi e le eroine dei suoi scritti possono pure avere avuto mille amanti o fatui innamoramenti, ma c’è sempre qualcosa che li riconduce a un’origine, a un’unica persona bramata e posseduta. Ed è proprio nell’espressione di tale pathos, di questa «fatalità che sta attaccata all’amore», che consiste la grandezza della geniale opera di questo grande scrittore.

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