Elizabeth Strout – I ragazzi Burgess

Jim, Bob e Susan, sono per tutti i ragazzi Burgess. Nati e cresciuti a Shirley Falls, nel Main, la tragica morte del padre e gli eventi della vita li hanno fatti allontanare. Ora Jim è socio di un grande studio a Brooklin, mentre Bob, anch’egli avvocato, esercita senza pretese a New York e Pam, sua moglie, lo ha lasciato da poco. Solo Susan è rimasta nel vecchio quartiere, senza un marito e con un figlio introverso. La lontananza, però, non ha messo a tacere i ricordi, e per i tre fratelli è giunta l’ora di ritrovarsi.

Quando Susan chiede aiuto a Jim e Bob per togliere suo figlio Zach dai guai, i Burgess sono costretti ad affrontare insieme le preoccupazioni, e a ricomporre i tasselli di un antico dramma che ha scalfino le singole personalità. Elizabeth Strout crea un romanzo corale in cui al centro trovano posto i legami familiari, i conflitti che tornano a galla disordinati e potenti, le rivoluzioni private e segrete che implicano nuovi progetti di vita. Un libro che pian piano apre a nuovi orizzonti, a vecchi segreti, alla paura che sia davvero troppo tardi per prendere in mano la propria vita. Jim, Bob e Susan mettono in scena le fragilità affettive e la complessità dei nodi sentimentali propri di ogni famiglia.

Con ammirabile semplicità e ricchezza stilistica, la Strout rende noto l’ignoto, allontana il lettore pagina dopo pagina dai singoli eventi per focalizzarsi sull’importanza dell’intera storia, sui movimenti dell’animo dei protagonisti e delle loro emotività. Quando il richiamo della famiglia si fa netto e limpido, i fratelli toglieranno le loro maschere per presentarsi “nudi” e impotenti al cospetto del destino e della storia. Il mondo intimo dei Burgess lascia l’orizzonte privato per esplodere all’esterno, nella società multiculturale, nel razzismo, nel sogno americano proibito e lontanissimo. In questo mescolarsi continuo tra “dentro” e “fuori”, nascono identità nuove, minuscoli dettagli che si fanno letteratura.

È proprio questa la grande forza de I ragazzi Burgess e della Strout, considerata a ragione una delle voci più importanti della narrativa americana: il ricordo diventa storia, rinsalda legami nel flusso continuo della scrittura, rende lecito l’avvicinamento a dolori antichi, è terapia contro il vortice continuo del mutamento del vivere.

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diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.