Nathaniel Hawthorne – Lo studente

De Lo studente (Fanshawe, nell’originale), le cronache d’epoca dicono innanzitutto che a Nathaniel Hawthorne non piaceva: appena pubblicato, nel 1828, cercò subito di farlo sparire dal mercato, ricomprando alcune copie, facendosi restituire le altre da amici e parenti. Ci si mise pure un incendio, che nel 1831 distrusse il magazzino dell’editore, incenerendo anche gli esemplari invenduti. Hawthorne stesso non parlò praticamente più del libro. Il quale, va detto, è il tipico primo romanzo, e dunque presenta tutti i tratti acerbi del caso, ma è anche (e soprattutto) un’interessante palestra, per il lettore di oggi tanto quanto lo fu, a suo tempo, per Hawthorne.

L’opera gira intorno ad una serie di cliché romantici. Il Fanshawe del titolo è uno studente, devoto alla causa dei libri ed estraneo al resto del mondo, il quale si innamora di Elle Langton, che un uomo senza scrupoli insidia per costringerla a diventare sua moglie ed ereditarne le cospicue fortune paterne. Il vero rivale di Fanshawe, però, è Edward Walcott, compagno di studi ben più vitale e integrato. Hawthorne mescola così il racconto di una passione naturalmente impossibile (Fanshawe non s’illude, sa di essere condannato all’infelicità) con un intreccio avventuroso che culmina nell’immancabile scontro finale. Tuttavia, a riprova di come il libro offra alcune dissonanze interessanti, la lotta tra Fanshawe e il villain, Butler, semplicemente non avviene: nel momento cruciale, il secondo precipita nel tentativo di arrampicarsi su una rupe. Non c’è contatto, dunque, perché la dimensione della corporeità è estranea allo studente: il suo isolamento è totale, come la sua inadeguatezza. In questo senso, nota Tommaso Giartosio nell’ottima postfazione al volume, nel personaggio-Fanshawe si condensa l’insufficienza (percepita da Hawthorne) del libro-Fanshawe. Sotto quest’ottica, tutta la vicenda si carica di significati metaletterari, con sullo sfondo il senso di colpa di dedicarsi ad un mestiere improduttivo (retaggio dell’etica puritana di Hawthorne) e l’immancabile ed inevitabile morte a riequilibrare il tutto.

Detto questo, però, e malgrado alcuni passaggi certo non privi di fascino, Lo studente è sicuramente un romanzo minore tra quelli di Hawthorne, certo non all’altezza del capolavoro La lettera scarlatta (1850). Come dicevamo, però, se all’autore americano è servito per iniziare ad affinare la sua poetica, per il lettore può costituire una via d’accesso interessante al complesso e inquieto universo letterario hawthorniano.

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