Peter Cameron – Il weekend

Peter Cameron sembra davvero non sbagliare un colpo, anche quando ci propone un romanzo scritto tempo fa, pubblicato nel 1994 ed arrivato in Italia solo nel marzo di quest’anno. Il weekend è dunque antecedente alle storie che lo hanno reso celebre in tutto il mondo (Quella sera dorata, Un giorno questo dolore ti sarà utile), ma si svela al lettore come una racconto avvolgente, delicao e commovente al tempo stesso, in cui l’autore mescola, come suo solito, satira e introspezione, per arrivare dritto al cuore.

Come note dolcissime di sottofondo un treno ci accompagna in una villa di campagna, dove John e Marian, coppia di quarantenni, aspettano Lyle, critico d’arte in arrivo da New York. Lyle, però, porta con se molte cose, piccoli particolari e grandi cambiamenti che trasformeranno un tranquillo fine settimana in un momento di alta tensione, di incomprensioni e di scoperte. Insieme all’ospite atteso, infatti, arriva Robert, ventiquattrenne pittore di origini indiane e nuovo compagno di Lyle. Robert è, per il critico d’arte, una vera e propria rinascita dal torpore e dal buio in cui è sprofondato. È la speranza, l’attesa, l’idea che qualcosa stia per cambiare. Si, perché insieme a Robert, Lyle trascina in questo weekend tanto passato, tanto dolore, quello per Tony, fratello di John e suo compagno per nove anni, morto esattamente un anno prima.

La forza della memoria vince sul presente in questo romanzo, ed è nelle abitudini quotidiane che l’assenza di Tony si fa insopportabile, costringendo ogni personaggio a togliere un velo di naturalezza e a mostrare dolori, ansie, paure. Ognuno, allora, imparerà che dietro alla propria coscienza si nascondono le domande più dure, le difficoltà di conoscere veramente se stessi e gli altri, la differenza tra amore e attaccamento. Andare avanti, in questa storia, non sembra la soluzione, perché più in là non c’è il futuro, ma un ricordo ancora vivo. L’insicurezza che Cameron manifesta nei personaggi è la stessa di ognuno di noi, quando rimaniamo soli, perdiamo i riferimenti, e crediamo che colmando i vuoti si sia davvero pronti per ripartire.

Così, un fine settimana diventa come uno specchio in cui guardarsi, in cui riflettersi, meditare del rapporto che abbiamo con gli altri e della sincerità che dobbiamo, prima di tutto, a noi stessi. Quando alla fine ognuno riprende la sua strada, si ha la sensazione di rimanere a guardare lo “scorrere immobile” della vita, e come note dolcissime di sottofondo, aspettiamo l’attimo giusto per fare il passo che lasci scorrere il passato lontano dal presente.

Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.