Beppe Fenoglio – Il partigiano Johnny

Beppe Fenoglio non fece in tempo a vedere pubblicato Il partigiano Johnny, poiché il libro uscì postumo, dopo la sua morte. Non scelse nemmeno il titolo, da attribuire ai curatori della prima edizione del romanzo. Eppure, Il partigiano Johnny è lo scritto più conosciuto di questo autore, una pietra miliare della letteratura sulla Resistenza. Il romanzo è il risultato di due stesure: un primo testo, caratterizzato da una lingua particolare, un miscuglio di italiano e inglese, definito dai critici “fenglese”; un secondo, che si conclude con la morte del protagonista. Fu questa seconda stesura a costituire la base sulla quale i redattori Einaudi lavorarono, attingendo alla prima solo per dei passaggi iniziali.

Il partigiano Johnny si configura come la continuazione di Primavera di bellezza (prima edizione Garzanti, 1959). Il romanzo – da alcuni definito autobiografico – ha come protagonista un ragazzo di Alba, appassionato di letteratura inglese, e per questo soprannominato Johnny. Facciamo un passo indietro: in Primavera di bellezza, Johnny, ex ufficiale dell’esercito, ritorna a casa dopo l’armistizio dell’8 settembre, per morire in seguito a un’azione partigiana. Ne Il partigiano Johnny, Fenoglio riprende la storia dal ritorno a casa di Johnny dopo l’esperienza bellica, e, dilatando i tempi narrativi, racconta la sua esperienza prima come imboscato, poi come partigiano. La vicenda si dipana attraverso le varie stagioni, fino a giungere all’inverno, quando Johnny è costretto a fuggire verso le colline. A questo punto, le due stesure lasciano presagire destini diversi per il personaggio, con Johnny che nella seconda muore, pochi mesi prima della fine della guerra.

Nelle pagine de Il partigiano Johnny la Resistenza ritrova tutto il suo significato storico, grazie alla potenza espressiva della narrazione e la capacità di Fenoglio di evocare immagini che esprimono disperazione, ma anche coraggio e determinazione. La guerra lascia dietro di sé uomini «slavati, scoloriti, goccianti e rabbrividenti», eppure decisi a compiere il proprio dovere fino in fondo, a costo della loro stessa vita. Non c’è riposo per il partigiano, non finché ci sarà una guerra da combattere, dei nemici da sconfiggere e un paese da liberare. Non c’è riposo nemmeno quando Johnny si ritrova da solo, a dover fronteggiare qualcosa di più grande di lui, eppure deciso a restare, poiché quello è importante: che, nonostante tutto, ne resti sempre uno, là, ritto sulle colline, ad osservare la città.

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