Neve, bamba. Nomi diversi per indicare la cocaina. Milano, ma anche Torino, Verona, Bologna, Palermo sono solo alcune delle città in cui ne è stata registrata la presenza (insieme ad altre sostanze) nell’aria che quotidianamente i cittadini respirano. Sono percentuali legate al consumo e allo spaccio, ma sembra che i numeri negli ultimi anni siano cresciuti in modo significativo. Sintomo che soprattutto la cocaina sta diventando un fatto serio e radicato nel tessuto sociale.
La nuova forma di schiavitù moderna diventa il soggetto di Cocaina, firmato dal trio Carlotto, Carofiglio, De Cataldo. Tre autori che con gli stupefacenti e la malavita avevano avuto a che fare anche in passato: Carlotto e il suo Alligatore; Carofiglio grazie all’avvocato Guido Guerrieri, protagonista di una serie di romanzi pubblicati dalla palermitana Sellerio; De Cataldo con l’ormai celebre Romanzo criminale.
Leggendo Cocaina si ha la percezione che i tre racconti (nel caso di De Cataldo, una sorta di romanzo breve) affrontino il problema senza, tuttavia, riuscire a toccarlo veramente. Sono testi tutto sommato scorrevoli, ma se pensiamo all’argomento trattato, al suo progressivo (e preoccupante) attecchire, soprattutto in alcuni ambienti, si ha la sensazione che gli episodi narrati ci scivolino addosso al pari della neve bianca, ben disposta a strisce, pronta per essere sniffata, consumata nel giro di pochi secondi. Peccato che, in seguito alla lettura, manchino gli effetti: poca eccitazione, nessuna forma di reattività mentale, che ci spinga a ripensare alla storia che ci si è appena lasciati alle spalle.
La cocaina: un mezzo, tra tanti altri, per acquisire una facciata di dinamismo, forma fisica (inibisce gli stimoli della fame e della sete), che rende molto più socievoli, permette di essere sempre al top, instancabili. Insomma, una facile risposta alle richieste della società consumistica, basata sull’apparenza e su un modello di individuo vincente. Ma è più esatto dire che rappresenta lo specchio di una generazione debole, carente di valori e ideali, vittima di una crisi economica e affettiva, che lascia soli con se stessi e con il bisogno di contare qualcosa ed essere qualcuno. Forse tutto questo andava evidenziato in Cocaina, forse era necessario uno sguardo più approfondito e intimo al problema (tenta la cosa Carofiglio, narrando una vicenda privata, ma mancando comunque di vero pathos). Peccato, da questo libro e, soprattutto, da tre autori di questo calibro ci si aspettava qualcosina di più.




