Giovanna Zapperi

Alessandra Gribaldo e Giovanna Zapperi – Lo schermo del potere

“Olgettine”, “veline”, escort d’alto bordo e “nipoti” di Mubarak cosa c’entrano con la donna italiana? I neologismi, gli scandali e le copertine patinate della tragica ed imbarazzante epoca berlusconiana ci pongono di fronte l’imperativo di una riflessione sul ruolo del femminile nella società di oggi. Per questo, mentre ancora ci chiediamo, a un mese dalle elezioni, se il ventennio del Cavaliere possa davvero dirsi concluso, questo saggio di Alessandra Gribaldo e Giovanna Zapperi è un testo necessario.

Il ventennio dell’egemonia politica di Silvio Berlusconi sembra aver mandato in malora anni di lotte femministe e il principio di autodeterminazione, costringendo migliaia di donne ad assistere alla spettacolarizzazione di una corporeità sempre più reificata, sottomessa e plasmata sui canoni imposti dal desiderio del maschile dominante. Lo “schermo del potere”, quello dei media mainstream che costringe la soggettività femminile a fare i conti con uno sdoppiamento percettivo dilaniante, è oggi più che mai un’arma utilizzata per mettere a tacere la policromia di un’identità di genere che, nel concreto, ancora resiste alla dittatura delle classificazioni.

E, dato che sembra non esserci fine al peggio, gli stessi movimenti di presunta derivazione femminista (il riferimento a «Se non ora quando?» è tutt’altro che casuale) che negli ultimi tempi hanno catturato l’attenzione di molte testate e riempito alcune piazze di palloncini rosa, hanno, ahinoi, creato ben poca di quella sana conflittualità sociale utile a scardinare i cliché e i modelli proposti dal nuovo patriarcato. Anzi, secondo Gribaldo e Zapperi, proprio questi movimenti hanno alimentato l’impasse riproponendo luoghi comuni e schemi cari all’establishment ed escludendo le marginalità dei soggetti precari e migranti dalla propria “causa”.

Lo dicevamo, non c’è fine al peggio. Non stupirà quindi che, secondo l’analisi delle autrici, anche la parentesi del governo tecnico, quella che ha proposto all’immaginario la figura della donna forte al potere (alla Elsa Fornero, per intenderci) può essere letta come abile tattica utilizzata per mettere a tacere ogni contestazione inerente le relazioni di genere e per deviare l’attenzione da un contesto sociale in cui le donne sono le prime vittime del sistema di precarizzazione del lavoro.

La fine del peggio, però, dicono Gribaldo e Zapperi, possiamo stabilirla noi, donne e uomini. E a ben guardare, con gli occhi ancora luccicanti per un po’ di sano ottimismo, esiste la strada dell’auto-rappresentazione. Solo così è possibile riabilitare la figura della donna e farlo in maniera inclusiva, adottando cioè la prospettiva di tutte le altre soggettività marginali che “lo schermo del potere” occulta e discrimina.

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