Nicoletta Salomon – Non chiedermi niente

Britta si chiama davvero Britta, il suo è un nome e non è un soprannome, tanto meno è un nome d’arte. Certo, Britta scrive e potrebbe anche inventarselo un nome d’arte, dato che da grande vorrebbe fare lo “scrittore” – ovviamente non la “scrittrice”, perché il padre, che è un artista e di queste cose creative ne sa, non apprezza le declinazioni di certe qualifiche al femminile. Ma ha solo tredici anni e per il momento i suoi diari di appunti li custodisce dentro un baule di cui nessuno conosce l’esistenza e preferisce tenersi il suo nome strano ma vero.

Britta, l’acerba artista che scrive per domare gli ormoni e le domande ardite di una giovinezza irrequieta e per dare un senso al caos di eventi che le si compiono attorno, è la protagonista di Non chiedermi niente, ultimo romanzo di Nicoletta Salomon, un libro per grandi e per ragazzi che, con uno stile semplice e fresco, catapulta il lettore tra le turbolenze e i vuoti d’aria dell’epoca più instabile che ci sia: l’adolescenza.

Il processo di identificazione è garantito e non si potrà fare a meno – tra momenti di vergogna ed esclamazioni del tipo: “per fortuna che è passato” – di rivedere se stessi tra i banchi delle scuole medie, in preda ai primi innamoramenti e magari in compagnia del “migliore amico” di turno.

A qualsiasi teenager può capitare, e di certo è successo anche al lettore (o meglio alla lettrice, perché in fondo c’è poco da essere d’accordo col padre di Britta), di perdere la testa per “uno più grande”, di lasciarsi andare a flussi di pensieri ossessivi per il classico tipo che sembra irraggiungibile ma che poi non lo è più di tanto. A qualsiasi teenager può poi essere successo di sentirsi “diverso” e, in virtù di questa supposta diversità, allontanarsi dagli amici d’infanzia per avvicinarsi a qualche nuova conoscenza che magari saprà aprirgli la strada e traghettarlo nell’età adulta. Tutto questo, non molto di più, succede a Britta.

Un tuffo nella semplice complessità dell’adolescenza quindi, ma anche un’incursione stimolante e costruttiva nella tematica sempreverde del rapporto tra genitori e figli. E chissà quanti come Britta, figlia di una madre repressa e di un padre strafottente, si troveranno a fare i conti con il bagaglio di sensi di colpa, di cliché, di inutili diffidenze e di facili discriminazioni ereditato dall’insegnamento della generazione dei “padri”, quella generazione che, bene o male, li ha cresciuti …

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