Tanatoparty è la prima opera narrativa di Laura Liberale e, come sarà chiaro ai grecofili già dal titolo, è un romanzo incentrato sulla morte e tutto quello che le gira intorno. Non un libro per paurosi, schizzinosi e perbenisti, quindi. Per scendere nel particolare, Tanatoparty è un romanzo che riflette sulle implicazioni sociali, etiche ed estetiche della tanatoprassi, una pratica molto recente di trattamento post-mortem con la quale si garantisce l’esposizione del cadavere per un periodo relativamente lungo (si parla di dieci – quindici giorni) e si mettono al sicuro i veglianti/spettatori dagli sconvenienti effetti nauseabondi della decomposizione.
Che la nostra sia una società in cui tutto diviene spettacolo (giusto per citare Debord) è chiaro un po’ a tutti. Che fare però quando anche la naturalità dolorosa della morte viene svilita dall’ossessione per la perfezione estetica? Che fare quando la corporeità cadaverica viene esposta per alimentare la perversa e degradata elite di “geni” che avvalorano il connubio arte-mercato e propongono performance in cui l’unica etica sembra essere quella dello shock a tutti i costi? Che fare se la tanatoprassi, usanza dispendiosa e altamente inquinante, viene idolatrata sotto i riflettori di un evento come la Tanataexpo e la più acclamata artista sulla scena nazionale decide di servirsene per spettacolarizzare la propria morte? Che fine fa il dolore, e dove va a finire la natura, avvelenata dai liquidi di questi futuristici becchini? Che fine facciamo noi, schiavi di un bello alienato e mortifero?
È intimo, onesto, profondamente etico questo libro della Liberale. Intimo e onesto per via della ragione che spinge alla riflessione narrativa sulla morte: in incipit e explicit l’autrice confida infatti al lettore la personale necessità di conferire dignità alla recente scomparsa del padre e tutta la storia macabra sulla tanatoprassi appare un evidente ed eccentrico tentativo di elaborazione del trauma (come dimostrano anche le citazioni dal Libro tibetano dei morti che, graficamente, incorniciano ogni pagina del testo). Etico, anzi, profondamente etico per via dell’acuta disamina che fornisce sulle perversioni del capitalismo contemporaneo, interessato a non lasciare vie di fuga verso liberazione neanche nel momento estremo della morte.




