Emilia ha sessant’anni, ma si fa ancora chiamare Emi: la sua vita è ferma, è ferma da ormai molto tempo. Il suo passato brilla sotto le abbaglianti luci delle passerelle di moda che era solita calcare, ma, pur nella sua bellezza ancora non avvizzita, Emi vive un presente difficile, solitario e inquieto. Non tanto per via del rapporto conflittuale con la figlia Sofia, un’affermata fotografa lesbica che fatica a trovare la propria stabilità sentimentale; e, in fondo, nemmeno per via di Paolo, quasi ex marito in procinto di sposarsi con la giovane Gaia (amica d’infanzia di Sofia). L’esistenza di Emi è in stallo a causa di una pena autoinflitta che la aliena e la costringe alla penombra dell’ambiente domestico.
Un bel giorno però la telefonata di Hiroshi Murita, suo collaboratore ai tempi dei defilé come indossatrice, la attira fuori dal cerchio della propria reclusione: pare ci sia bisogno di lei per lanciarsi in un nuovo business, quello dell’allestimento dei matrimoni di facoltosi personaggi giapponesi che scelgono Roma per sposarsi in pompa magna. Accettata l’offerta di lavoro, la sessantenne Emi intraprende, a sua insaputa, un percorso di rinascita e, sul finire del tragitto, la luce tornerà prepotente a splendere sulla sua vita.
In Sole senza nessuno Letizia Muratori scioglie con maestria l’oscura matassa che sta alla base di un’esperienza traumatica come è, per Emi, quella della morte della figlia bambina. Su questo taciuto antefatto è costruito un complesso sistema di relazioni funzionale a rappresentare la ricca impalcatura di sensi di colpa, disagi e competizioni che sta alla base di ogni approccio interpersonale nel libro. Si palesa così una contorta e a tratti ridicola rete di legami affettivi: dal rapporto tra Emi e Sofia, sole senza Chiara (la figlia-sorella morta), passando per quello assurdo tra Emi, Sofia e Gaia, finendo con la complicità tra Emi e Aiko, una ragazza giapponese senza nessuno che la protagonista deve vestire per il matrimonio…
La Muratori, giornalista romana e ormai affermata scrittrice, è una narratrice genuina. Le sue storie, come aveva già dimostrato con Tu non c’entri (2005), La vita in comune (2007) e Il giorno dell’indipendenza (2009), sono costruite su intrecci mai troppo orditi o pomposi ma sempre originali ed eccentrici. Il risultato è, ogni volta, un racconto godibile che usa l’ironia con estremo buongusto e se ne serve per stemperare la complessità delle vicende esistenziali che porta sulla pagina.




