Sfogliando le precarie pagine del web alla ricerca di frasi fatte e aforismi sul viaggiare, chiunque può imbattersi, a cercare bene, nelle rara perla di Jean Baudrillard. «Uno dei piaceri del viaggio è immergersi dove gli altri sono destinati a risiedere, e uscirne intatti, riempiti dell’allegria maligna di abbandonarli alla loro sorte», diceva, a quanto pare, il filosofo francese. Luca Pakarov, autore per Edizioni Clandestine di Pudding, evasioni low cost, proprio sul viaggio ci ha scritto un libro, un libro interessante, che sta alle tante pagine che ci vengono propinate su questo argomento come l’insolente frase di Baudrillard sta alle scontate e banali citazioni da Herman Hesse, Goethe o Licia Colò.
Lo scrittore maceratese, già autore di Terminal e irriverente penna a caccia di eventi mondani per «Rolling Stones», ci propone un bel collage di “esperienze” di vagabondaggio in giro per l’Europa. Passando senza soluzione di continuità dal racconto al report, dal pezzo per guida turistica al diario di viaggio, Pakarov si approccia con fare scanzonato alle contraddizioni di cui brulica il vecchio continente degli Anni Zero e riesce anche, grazie alla piacevolezza di uno stile che ama destreggiarsi con lo sberleffo e l’autoironia, a raggiungere una certa coesione narrativa.
E pare che riesca pure a pervenire ad una coerenza tematica, dato che il lettore, giunto alla fine di Pudding. Evasioni low cost, avrà chiaro che l’Europa descritta dall’autore è sì ancora varia, ma tristemente attraversata da una pericolosa forza omologante che ha già in parte compromesso la semplicità dell’esistere. Si potrebbe dare a questa forza il nome di globalizzazione, dopo aver letto il frammento Pudding, dedicato ad un breve soggiorno londinese; oppure identificarla con l’appiattimento urbanistico e paesaggistico, in seguito alla lettura delle tappe rispettivamente parigina, berlinese e barcellonese di À La Poste, Adalbertsrasse – Sublimazione, Midnight in Barcelona; infine pensare al diramarsi della crisi economica e dell’austerità applicata al sistema dei diritti leggendo l’esperienza ateniese di Ultima fermata Exarcia. Poco importa.
Di importante c’è che il libro di Pakarov è una rara opportunità per avvicinarsi con il dovuto disincanto al mutante spazio europeo. Seguendo il filo di una scrittura brillante e colorita, con Pudding è possibile viaggiare e, per ritornare a Baudrillard, lasciare, chiudendo ogni racconto, i malcapitati residenti alla loro sorte di sedentarietà per riprendere un nuovo percorso di esplorazione. Salvo però rendersi conto, sul finire, che i tempi sono cambiati e che lo spazio europeo è sempre più unitario, diffuso (anche se sempre meno collettivo o comune). Insomma che scampo, forse, non c’è per nessuno.




