C’è il tempo della fuga e poi, quasi sempre, c’è il tempo del ritorno. Questo romanzo della piemontese Laura Liberale è un piccolo poema sul nostos, un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio condotto seguendo il filo rosso e doloroso del sangue. 145 paginette dense ed evocative, una storia semplice e tuttavia capace di attivare i complessi circuiti della memoria ancestrale, quella che riempie di senso l’altrimenti banale susseguirsi di esistenze e che, insieme, pesa terribilmente sul vissuto di ognuno di noi.
Laura, alter ego fedele dell’autrice, torna a casa, nella piccola cittadina di Fabrica, dopo sette anni di assenza. I suoi genitori sono morti e lei, orfana di padre, madre e identità, decide di trascorrere alcune settimane nel paese in cui è nata. Laura sprofonda e riemerge. Getta ponti tra presente e passato, ripercorrendo con ostinata fiducia le tappe di un percorso documentato da un album di cartoline allestito con certosina cura da una misteriosa donna che, in passato, aveva intrecciato la sua esistenza con quella di qualche suo avo. Laura scrive e vive la semplice realtà dei luoghi in cui si rinnova la costante lotta tra la tenacia della conservazione e la naturalità del desiderio innovatore.
In ventotto brevi capitoli, che in realtà sono ognuno un canto con il quale l’autrice scompone la temporalità regolare e simbolica del mestruo mensile – ogni ciclo mestruale canonico dura in media proprio ventotto giorni -, emerge con crudo realismo la reminiscenza: la memoria collettiva delle trame famigliari (rigorosamente matriarcali) e cittadine, insieme con l’esperienza personale di assoggettamento ai dogmi e ai traumi della ritualità atavica.
Il passato riaffiora liricamente dalla scrittura a cui l’autrice e protagonista Laura si dedica. Il presente, corredato di illuminanti flash-back, è la nuova storia che chiarifica, riproponendoli, i tortuosi percorsi di ciò che è trascorso. Due linee che procedono in parallelo e, tratteggiando vicende equivalenti, convergono sorprendentemente in un finale che coincide con l’attesa e faticosa elaborazione del lutto.
Graziandoci con una scrittura colta e ricca, ma mai meramente decorativa, Laura Liberale, indologa, poetessa e, ora, felice narratrice, ci offre una notevole prova d’autore. Madreferro è un esemplare lavoro di sintesi in cui il ricorso alla varietà tematica non implica una perdita in termini di coerenza e in cui la riflessione esistenziale non finisce per ridursi ad operazione autoreferenziale ma si dipana seguendo le linee guida della storia e, quindi, di un processo critico che investe anche la sfera del sociale.




