Paolo Sorrentino – L’uomo in più

Antonio Pisapia, calciatore ed aspirante allenatore; Antonio Pisapia, cantante di successo. Due esistenze parallele che, sullo sfondo della Napoli degli anni ’80, s’incontrano, si scontrano, si fondono in un abbraccio mortale. Come una Doppia vita di Veronica filtrata attraverso un nugolo di suggestioni buñueliane, L’uomo in più di Sorrentino gioca col tema del Doppelgänger, tratteggiando un’epopea tragicomica che celebra la sconfitta eroica, in ossequio al principio per cui «nella vita non esiste il pareggio». Già, la vita: «’a vita è ‘na strunzat’», proclama Antonio Pisapia il cantante, quasi a squarciare un velo mistificatorio. Una carriera di successo la sua, applaudita persino da Frank Sinatra: feste, soldi e coca (tanta). Finché una sera la madre e la moglie lo sorprendono a letto (quello di sua figlia) con una sedicenne. La sua carriera è compromessa. Non resta che inventarsi ristoratore: anche lì, però, il nostro arriva tardi, forse tradito da un amico troppo sensibile a certe offerte che non si possono rifiutare.

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Fratello di débâcle è Antonio Pisapia il calciatore. Anche la sua carriera ha subito una battuta d’arresto: un tempo stopper in serie A, un brutto infortunio lo ha costretto al ritiro anticipato, esattamente quando l’Altro si faceva beccare con la procace sedicenne. E così comincia lo studio per diventare allenatore, e vien fuori la nuova tattica, quella, rivoluzionaria, dell’“uomo in più” (in realtà un omaggio a Ezio Glerean, allenatore del Cittadella negli anni ‘90, che quella strategia l’adoperò per davvero). Ma il presidente della sua squadra, che pure gli aveva promesso un posto in panchina, si tira indietro: «penso che il calcio è un gioco e tu sei un uomo fondamentalmente triste», gli dice.

Sorrentino gioca con la morte (evocata sin dai titoli di testa, che mostrano l’incidente fatale occorso al fratello di Antonio Pisapia il cantante durante un’immersione subacquea), il dolore, la solitudine: e ci gioca perché non si può fare altro che giocarci, con certe cose, se non si vuole rimanerne schiacciati. Antonio Pisapia il cantante vendica il suicidio di Antonio Pisapia il calciatore pugnalando il presidente della squadra di questi. Finisce in galera, viene privato della libertà, ma l’orgoglio lo conserva ancora. È una sconfitta (il pareggio non esiste, ricordate?), ma almeno a testa alta. Qualche spruzzata di kitsch, luci fredde e un’ottima interpretazione di Tony Servillo e Andrea Renzi completano il quadro. Se proprio si deve trovare un difetto a L’uomo in più è nel filone di Antonio Pisapia il calciatore, personaggio forse troppo ordinario rispetto allo “straordinario” omonimo, ma tant’è. I pregi sul piatto pesano il doppio e L’uomo in più (cinematograficamente) vince.