Un hard-boiled all’italiana e al femminile, ruvido fino a tagliare, tenace, coraggioso, Quo vadis, baby? è ormai un romanzo simbolo del noir nostrano. Grazie anche alla riproposizione cinematografica di Gabriele Salvatores e al riadattamento per il piccolo schermo di Guido Chiesa, Giorgia Cantini, la detective sballata e ferita ma inossidabile, nata dalla penna di Grazia Verasani, è diventata un personaggio cult, tanto cult da convincere l’autrice a pensare per lei nuove avventure: Velocemente da nessuna parte, Di tutti e di nessuno e l’ultimissimo Cosa sai della notte, in uscita proprio oggi per Feltrinelli.
Il passato, invisibile fardello che ha preso il posto dell’anima, è una condanna per Giorgia, quarantenne schiva che duella con la vita per non lasciarsi colpire su un corpo che porta già fin troppe cicatrici. Giorgia indaga, ama attraversare i versatili confini della verità e va a fondo, lo fa per mestiere e per propensione, fin quando un giorno una scatola recapitatagli la costringe a fare i conti con l’irrisolto, con un caso archiviato sul fondo dei bicchieri di gin lemon che ogni sera le danno la bunanotte: il suicidio di sua sorella Ada.
Giorgia spia, ricostruisce e analizza le parole delle lettere che Ada scriveva al sua amico Aldo, nel tentativo di rimettere insieme i pezzi di un’esistenza che, spezzandosi con deliberata forza, nell’ultimo e plateale atto ha frantumato anche lei. Ma le risposte ai perché sfuggono e si infrangono contro la speranza di una catarsi.
L’indagine è troppo personale e non può avere sbocchi definitivi, il suicidio è un rebus senza soluzione e non c’è pace all’orizzonte. Come una reduce segnata nel profondo, Giorgia affonda e riemerge decisa a resistere all’incontro con i propri fantasmi perché, pur nell’assenza di una tregua, ogni tragedia è un lascito e un insegnamento. Il passato, per Giorgia Cantini, non è una condanna a morte, ma una condanna alla vita e alla lotta.




