Niccolò Ammaniti – Il momento è delicato

Composto da racconti scritti per lo più a ridosso del libro d’esordio, Branchie, e respinti dal direttore di Mondadori Gian Arturo Ferrari nel 1995, questo volume, pubblicato nella primavera 2012, riporta in auge il testo breve ammanitiano. L’autore romano spiega che al momento di vendere Branchie a Mondadori, il «gran capo» Ferrari rifiutò i racconti affermando che il momento era «delicato» e che un romanzo avrebbe venduto di più. Ammaniti, di ritorno da quell’incontro campale, scrisse L’ultimo capodanno dell’umanità, un racconto lungo, che aggiunto ad altri andò a costituire finalmente il mondadoriano Fango (1996).

Il momento è delicato presenta luci e ombre, per la verità, poiché a volte si sente che alcune storie sono un po’ acerbe e hanno una trama che si sfilaccia nel finale. Però, data l’integrazione di racconti molto diversi tra loro, scritti a due o a quattro mani, con il padre o con lo sceneggiatore e romanziere Antonio Manzini, vi sono scritti che fanno subito dimenticare i difetti dei meno riusciti.

Si va dal pulp fantastico (Giochiamo?) all’apocalittico (Gelida manina), dall’adolescenziale sboccacciato (Fa un po’ male e A letto con il nemico) al comico grottesco (Sei il mio tesoro). Quest’ultimo, in particolare, raggiunge il magico incastro di colpi di scena dell’Ultimo capodanno dell’umanità, senza abbassare mai la guardia. Il libro si chiude con una futuristica confessione di un testimone della fine del mondo, Apocalisse. Ha un realismo magico molto cortazariano e un tocco delicato nel costruire un climax perfetto, facilitato anche dalla brevità delle sue tre pagine: una giusta misura per una conclusione che alza la media del libro e gli fa guadagnare un ottimo voto.

L’autore elogia in questo modo la scelta dello strumento: «Ecco, se dovessi fare un paragone azzardato, il romanzo è una storia d’amore, il racconto una passione di una notte».

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