Teresa Petruzzelli – Storie di sesso e di ringhiera

Copertina rosa e un titolo che fa figura sul comodino di qualsiasi letto, Storie di sesso e di ringhiera di Teresa Petruzzelli, pubblicato dalla piccola ma lodevole casa editrice sarda Aìsara, è tutt’altra cosa da ciò che sembra. Tenero, tanto tenero che la tristezza perde ogni pesantezza e sfuma in lieve malinconia, il romanzo della Petruzzelli è un contenitore di storie intrecciate e composte in tonalità minore, che raccontano cosa succede quando la precarietà dell’esistenza e l’onta del fallimento ti si attaccano all’anima.

C’era una volta una ringhiera, caseggiato di provincia in una città d’Italia, una città qualsiasi, di quelle abitate da tutti noi. Nel colorato degrado degli appartamenti viveva Maria, piena di gioie mai assaporate, che sfogava le sue dolcissime frustrazioni in sogni da bambina: paillettes, trucco da bambola e l’attesa di un principe azzurro (ma anche di un color grigio topo sarebbe andato bene). Poi Piero. E come poteva Maria non innamorarsi di lui? Infelice uomo di mezz’età, scottato da delusioni che gli avevano asciugato la grinta: una laurea mai presa, un gatto per compagno e una pace dei sensi raggiunta con preoccupante precocità. Gino, il mammone che faceva l’uomo di mondo, ci provava a riattivarlo con i suoi fantasmagorici racconti di sesso e con le sue proposte di lavoro flessibile, flessibilissimo. Ma nulla da fare. Intanto Gessica e Marion, sorelle “cioccolatine”, nere e puttane, con un soprannome da diabete, offrivano amore a poco prezzo, Moira intratteneva i clienti nel suo bar e Radiossessione dispensava perle di saggezza spicciola.

È uno spaccato di realtà quest’opera della Petruzzelli, una paradossale allegoria della nostra Italia di oggi, chiusa, blindata dietro il cancello che la separa dal suo futuro drammaticamente incerto. Sicuramente annoiati, forse disillusi, gli abitanti della casa di ringhiera non hanno un soldo e non fanno quasi nulla: condannati ad una monotona inattività si trincerano in casa a contemplare le proprie solitudini, ad attendere che anche l’apparente sicurezza di quelle quattro mura gli sia sottratta con un esproprio qualsiasi. Ma sono pur sempre i depositari di un sorriso mai troppo stanco, di una vitalità mai troppo sopita ed in fondo per questo tirano a campare, sperando in un “meglio” che non muore.

Da leggere, Storie di sesso e di ringhiera, perché nelle sue trame esagerate, ridicole e grottesche c’è dentro un realismo affascinante e inquieto.

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