The Mars Volta – Magazzini Generali, Milano

Sono passati tre anni, due batteristi ed un tastierista dall’ultima apparizione dei The Mars Volta nel nostro Paese; era il 2009 e il gruppo era a Milano in qualità di opener di Korn e Nine Inch Nails all’Idroscalo. Oggi ritornano, sempre a Milano, ma questa volta ai Magazzini Generali (anche se il posto originariamente designato era l’Alcatraz, forse più appropriato), per presentare l’ultimo lavoro in studio intitolato Noctourniquet che segna un nuovo (l’ennesimo) cambio di direzione della band, che di sicuro non manca mai di stupire i propri fan.

Il compito di aprire la serata è affidato a Le Butcherettes, gruppo garage-punk prodotto dalla Omar Rodriguez-Lopez Productions, etichetta dell’infaticabile chitarrista e mente dei Mars Volta, il quale per tutto il tour accompagna la band messicana in qualità di bassista. Il combo ci mette poco a scaldare gli animi dei presenti, anche grazie al carisma della frontman Teri “Gender Bender” Suarez, che sembra una scheggia impazzita tra stage diving e capriole sul palco; poco più di mezz’ora ed il concerto termina e l’impressione che rimane ai presenti è tutto sommato buona.

Una ventina di minuti e l’oramai classico tema di Per un pugno di dollari di Morricone segnala che l’attesa è finita e la band di El Paso fa finalmente il suo ingresso sul palco.

Il brano con cui si apre la serata è Aegis, seconda traccia dell’ultima fatica in studio, ed è già evidente lo stato di forma della band; a seguire The Whip Hand, che rispetto al suono elettronico dell’album, dal vivo si presenta con sonorità molto più pesanti. Il concerto, come facilmente immaginabile, è Noctourniquet-centrico ma ciò nulla toglie alle atmosfere che il gruppo è in grado di regalare ai presenti alternando momenti soft, idilliaci, come la trasognata Empty Vessels Make the Loudest Sound ad altri più heavy come ad esempio il primo singolo estratto dall’album, The Malkin Jewel, Molochwalker o ancora Dyslexicon con chiari rimandi agli At the Drive-In, di cui sia il chitarrista che il cantante, Cedric Bixler-Zavala, facevano parte. A metà concerto una bellissima jam costruita intorno alla cover di Broken English di Marianne Faithfull, rivisitata e fatta propria dalla formazione di Omar Rodriguez-Lopez. La serata si conclude con uno sguardo al passato, con due canzoni che hanno fatto la storia del gruppo: The Widow, cantata a squarciagola dal pubblico insieme al frontman e Goliath, sulle note della quale il locale va totalmente in delirio.

Dopo un’ora e mezza di concerto i Mars Volta si congedano, lasciando dietro di loro una prestazione maiuscola: i nostri non hanno tradito le attese, con i brani del nuovo album sicuramente all’altezza dell’impatto live ed una performance eccellente (da segnalare l’impressionante sezione ritmica, con Deantoni Parks alla batteria e Juan Alderete al basso).

In conclusione, il gruppo texano, lontano da qualsiasi riduttiva etichetta gli si voglia affibbiare, continua a stupire, capace com’è di andare oltre, rinnovarsi, lanciarsi continuamente verso nuove sfide, con un’attitudine che, a detta dello stesso Bixler-Zavala, «è punk, ma non di quel punk spillette e borchie da bancarella, un punk vero, dentro la testa». Da vedere.

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