Rosamund Lupton – Sorella

Sorella, dell’esordiente Rosamund Lupton, può essere definito un giallo, ma in realtà è molto di più: è un romanzo triste e introspettivo, delicato e al tempo stesso forte, quasi crudele nell’impietosa descrizione del male che ci offre.

Beatrice e Tess Hamming sono sorelle, ma non potrebbero essere più diverse. Beatrice è la maggiore, vive ha New York, ha un lavoro fisso e un fidanzato noioso ma affidabile; la sua concretezza, il suo senso del dovere, stridono fortemente con il carattere di Tess, ventenne impulsiva e creativa, che frequenta l’università e ama a tal punto la vita da accettarla come un dono anche quando scopre di essere incinta del proprio tutor, quarantenne sposato che rifiuta di riconoscere il bambino. Un giorno Beatrice riceve una telefonata da oltreoceano: è sua madre, che le comunica che Tess è scomparsa senza lasciare tracce. Così Beatrice prende il primo volo per Londra e si mette alla ricerca di quella sorella così diversa eppure così amata, che mai sarebbe scappata senza avvisarla, e soprattutto mai avrebbe messo a repentaglio la vita del bambino che porta in grembo, ormai sul punto di nascere. Quando però Tess viene ritrovata, morta, nella toilette pubblica di un parco, Beatrice non riesce a farsene una ragione: è sicura che Tess non si sarebbe mai suicidata, come sostengono gli inquirenti, convinti che la ragazza abbia compiuto in gesto estremo in preda allo sconforto per aver partorito un bambino morto.

Beatrice sa che sua sorella è stata uccisa, lo sa con l’incrollabile certezza di chi ama, di chi ha conosciuto Tess fin da bambina, ne ha condiviso i pensieri, le esperienze, le emozioni.

Ed è proprio questo, uno dei concetti fondamentali del romanzo della Lupton: nonostante le tensioni familiari e i rapporti spesso difficili, complessi, tra genitori e figli, il legame di sangue e più forte delle differenze e delle incomprensioni. Il legame di sangue è il fulcro attorno cui ruota questo giallo singolare e avvincente, che ci viene raccontato a ritroso dalla stessa Beatrice. Abbandonata la vita newyorkese per tornare in Inghilterra, la donna si mette a investigare sulla morte della sorella e non tarda a scoprire incongruenze e particolari inquietanti che la polizia ha preferito tacerle: chi faceva continue telefonate a Tess, telefonate minacciose che gettavano la ragazza nel terrore? Dove aveva preso sua sorella i soldi per comprare un costoso corredino al nascituro, lei che a stento racimolava i soldi per pagare l’affitto? E, soprattutto, perché dai risultati dell’autopsia era emerso che prima di morire Tess aveva preso una forte dose di allucinogeni e tranquillanti, proprio lei che odiava le droghe e non prendeva nemmeno il caffè per paura di nuocere al feto?

Il lento, progressivo avvicinarsi di Beatrice alla verità è accompagnato da un forte senso d’inquietudine che non tarda a coinvolgere anche il lettore. La donna, infatti, ormai è parte del mondo che era stato di sua sorella, vive nella sua stessa casa, fa il suo stesso lavoro e, soprattutto continua insistentemente a indagare sul conto delle persone che le stavano accanto e che avrebbero avuto qualche motivo per volerla morta. Perché l’assassino, che verosimilmente rientra in questa ristretta cerchia, è in agguato, pronto a colpirla quando meno se l’aspetta…

Il finale è insolito e sorprendente, degno coronamento di un romanzo che oltre a essere scritto in maniera divina, con uno stile che invoglia alla lettura, è pervaso da un’atmosfera malinconica e inquietante che si trasmette ai lettori in maniera così efficace da lasciare l’impronta molto a lungo: certe sensazioni, infatti, permangono anche tempo dopo aver concluso la lettura. Forse è questo uno dei maggiori pregi di Sorella: è un romanzo che lascia qualcosa a chi legge, è più di un semplice giallo perché fa riflettere emoziona e commuove, trascinando i lettori nell’universo del libro per tutto il tempo che dura la lettura.

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