Torsten Krol – Callisto

Un viaggio nell’America post-11 settembre, con le sue paranoie, le sue contraddizioni e i suoi fanatismi: questo è Callisto, secondo romanzo di Torsten Krol, ristampato di recente dalla Isbn (la prima edizione italiana è del 2007). Protagonista, Odell Deefus, ventunenne originario di Yoder, Wyoming, che parla un inglese da quinta elementare e ha letto un solo libro, Il cucciolo (una favoletta per bambini), ma per ben sedici volte. Grande, grosso e decisamente stupido, questa sorta diForrest Gump dei giorni nostri, dopo aver abbandonato la casa paterna, attraversa il Kansas diretto a Callisto, dove ha sede l’ufficio di arruolamento. Odell, infatti, vuole entrare nell’esercito per servire il proprio Paese e combattere i «cani pazzi islamici […] che fanno esplodere tutto ciò che toccano». La sfortuna, però, ci mette lo zampino: l’auto su cui viaggia il nostro eroe bifolco ha un guasto e si ferma nei pressi di una fattoria isolata. Qui ci vive Dean Lowry, che si offre di dargli una mano. E qui cominciano i pasticci. Perché il protagonista uccide per errore Dean, temendo che questi voglia eliminarlo (sul retro della casa c’è una fossa che sembra scavata di recente appositamente per contenere un cadavere). Sennonché, Lowry si rivelerà essere uno spacciatore e un assassino (ha massacrato la zia Bree, conservandone il cadavere nel freezer giù in cantina). La presenza del Corano nella sua stanza da letto, unita ad una lettera che la defunta aveva scritto a Bob Jerome, un popolare telepredicatore, e alle dichiarazioni rese alla polizia da Odell, il quale riferisce di una (in realtà falsa) minaccia di Dean al senatore Ketchum, candidato ultra-conservatore alla presidenza degli USA, completano il quadro: polizia, FBI e servizi segreti si mettono sulle tracce di Lowry, considerato un pericoloso terrorista. Ignorano che il corpo del poveretto si trova sepolto nei dintorni della fattoria…

Comincia, così, una tragicomica traccia all’uomo, che vedrà il ridicolo eroe kroliano districarsi tra mille peripezie e sopravvivere persino a Guantanamo, ignara pedina di un gioco assai più grande di lui. Raccontata dallo sesso protagonista nel suo inglese sgrammaticato, questa spy-story che parte come un thriller, gioca con l’avventura e si nutre di robuste dosi di commedia sino a declinare talvolta nella farsa, è in realtà uno sferzante e sarcastico ritratto dell’America dell’era Bush, terra di «libertà ed opportunità», ma anche di ignoranza, fondamentalismo cattolico, paranoia e militarismo ottuso. Com’era accaduto nel precedente e bellissimo Gli uomini delfino, anche qui Krol, misterioso autore australiano (nessuno l’ha mai visto in volto: comunica con l’editore solo tramite mail) si serve di uno sguardo alieno (lì un bambino, qui un povero mentecatto) per osservare la realtà in maniera lucida, critica, riflettere sulle sue contraddizioni e deprecare il manicheismo di chi legge i rapporti interculturali come uno scontro tra due fazioni, i buoni (l’Occidente) ed i cattivi (l’Islam).

Un libro divertente, avvincente, che si legge tutto d’un fiato ma che, al tempo stesso, offre parecchi spunti di riflessione (e d’indignazione: le sequenze ambientate a Guantanamo sono talmente dure che neppure l’ingenuità di Odell e la sua scrittura ridicola riescono a redimerle dalla loro sgradevolezza). Ben più di un’amena lettura tardo-estiva.