Hercules & Love Affair – Blue Songs

Andrew Butler, titolare del progetto Hercules & Love Affair, è un nostalgico, uno di quelli che, se potesse, salterebbe a bordo della Delorean di zemekisiana memoria e ritornerebbe indietro nel tempo, nella New York degli anni ’80, centro mondiale della club culture. Solo così si spiega, innanzitutto, un debutto come quello omonimo del 2008, all’insegna di un mix di house e disco che strizzava l’occhio alla nightlife della Grande Mela dell’era gloriosa dello “Studio 54”. Ma se quel lavoro, per quanto non esaltante, vantava almeno un numero d’alta classe (Blind, cantato da Antony Hegarty, che forniva il suo prezioso apporto in svariate altre tracce) e soprattutto, nel complesso, suonava come un omaggio genuino e tutto sommato godibile ad un’epoca intera più che, semplicemente, ad un sound, questo secondo full-lenght del DJ di Detroit è invece un banale esercizio di stile, all’insegna del revivalismo più prevedibile, ruffiano, vuoto.

L’insieme suona, né più né meno, come un compendio della storia della EDM “classica”. Più che ad undici potenziali singoli, siamo difronte ad altrettanti falsi d’autore. Butler ha saccheggiato praticamente tutti quelli che abbiano mai messo mano su un sintetizzatore, da Arthur Russell agli Eurithmics, da Steve “Silk” Hurley a Jimmy Sommerville, da Frankie Knucles ai Kraftwerk e a Giorgio Moroder e così via. Non v’è traccia di rielaborazione personale, in queste “Blue Songs”, ma solo di un mesto “copia & incolla” che finisce con lo stendere una patina di grigiore sulle trame intessute da beat e tastiere, vivaci solo in apparenza, in realtà smorte e prive di nerbo. Coadiuvato dai vocalist Kim Ann Foxman (già nel cast del primo album), Aerea Negrot, Shaun Wright (un fan poi diventato collaboratore), Mark Pistel (Meat Beat Manifesto, Consolidated) e Kele Okereke (Bloc Party), l’americano ha confezionato una sequela di canzoncine usa e getta, buone per trascorrere qualche minuto di spensieratezza, non certo fatte per essere ricordate.

Painted House, Answer Come in Dreams, Leonora e Falling (la più “scatenata” del lotto) sono esempi di disco music da cartolina: col loro arsenale di archi, fanfare, tastiere dal sapore vintage e chitarrine funky, più che retrò, le si può tranquillamente definire vecchie, stantie. My House dovrebbe impressionare con le sue pulsazioni oscure ed i synth nevrotici, ma è materiale di terza mano. Stesso discorso per I Can’t Wait e Step Up, immerse in un bagno di cliché da dancefloor. Non soddisfano neppure i passaggi più “sperimentali” dell’album, rappresentati da Boy Blue e Blue Song. La prima mescola una progressione psych-folk di chitarra acustica con un soundscape digitale palpitante, incupendosi nella seconda metà ma senza riuscire a suggestionare come vorrebbe; l’altra, invece, fa leva su ipnotici battiti tribali ed una nenia esotica, la quale, nonostante un’interessante innesto di clarinetto, scade nella chillout più prevedibile. Meglio, a questo punto, l’electro-pop virato dance di Visitor (praticamente un plagio dei Kraftwerk di “Computer Love”) e soprattutto It’s Alright, ottima cover di un brano di Sterling Void, per l’occasione spogliato di beat e sintetizzatori e trasformato in una malinconica e rarefatta ballad pianistica, appena increspata da qualche rigurgito elettronico.

Questo secondo lavoro, insomma, dimostra tutta l’inconsistenza del progetto Hercules and Love Affair. L'”arte” di Butler è la quintessenza del calligrafismo, un’irritante accozzaglia di stereotipi senza un briciolo di appeal. “Blue Songs” suona come il disco di un cinquantenne che tenti pateticamente di far rivivere l’edonismo dell’era Reagan, non certo come il lavoro di un giovane compositore/produttore cresciuto a cavallo tra gli anni Novanta e gli anni Zero. Da evitare a tutti i costi.

SOSTIENI LA BOTTEGA

La Bottega di Hamlin è un magazine online libero e la cui fruizione è completamente gratuita. Tuttavia se vuoi dimostrare il tuo apprezzamento, incoraggiare la redazione e aiutarla con i costi di gestione (spese per l'hosting e lo sviluppo del sito, acquisto dei libri da recensire ecc.), puoi fare una donazione, anche micro. Grazie