The Red Button – As Far As Yesterday Goes

Seth Swirsky e Mike Ruekberg, alias The Red Button, sono americani, ma ad ascoltare la loro musica non si direbbe mica. Come “She’s About to Cross My Mind” (il debutto del 2007), anche questo “As Far As Yesterday Goes” è profondamente impregnato di umori beatlesiani. La cosa non deve stupire: in effetti, sempre più band “made in USA” scimmiottano il sound di illustri glorie albioniche del passato (vedi i The Pains of Being Pure at Heart). Una specie di “British invasion” ma al contrario, dunque. Che, nel caso dei The Red Button, si traduce in dodici ballate pop che occhieggiano ai “Fab Four” versante McCartney (e, più in generale, ai complessi merseybeat dell’epoca), contaminando il tutto con una vena easy listening anni ’70.

Il risultato, malgrado le buone intenzioni, è piuttosto piatto. Ritmiche essenziali, ritornelli solari, chitarrine folk, fiati e coretti retrò sono gli ingredienti principali di queste partiture, le quali, tuttavia, si limitano ad uno sterile gioco citazionista. Basta ascoltare, ad esempio, Easier per rendersene conto: il suono della chitarra non richiama forse alla mente la timbrica dolciastra della sei corde di George Harrison? E As Far As Yestardays Goes non è degna di una coppia di fedeli discepoli dei sempre troppo sottovalutati Zombies? La sbarazzina Caught in The Middle e la nenia folkeggiante di Picture, le grintose Girl, Don’t e I Can’t Forget (che sfoderano unaverve degna di Elvis Costello, la cui influenza, in effetti, si palesa in altre tracce), per quanto ben costruite, denunciano un approccio banalmente revivalista.

Swirsky e Ruekberg hanno appreso la lezione alla perfezione: il guaio, però, è che la ripropongono a memoria, senza aggiungervi nulla o quasi di personale. Il loro songwriting è leggero ai limiti dell’inconsistenza (On a Summer Day, Genevieve), comunque scontato (Running Away), anche quando ci si concede una qualche piccola, apparente deviazione dal sentiero (i ritmi in levare di You Do Something to Me).

“As Far As Yesterday Goes” è, insomma, un’operina fragile, ideologicamente conservatrice – per non dire reazionaria. Per ammalati di nostalgia.

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