Noveller – Glacial Glow

Sarah Lipstate, aka Noveller, non è certo una che ami star ferma. Fedele al principio (non scritto, ma tacitamente diffuso nell’ambiente) per cui dedicarsi alla musica d’avanguardia debba automaticamente significare un copioso numero di release in tempi anche piuttosto stretti, l’affascinate chitarrista di stanza a Brooklyn, dopo l’esordio nel 2009 con l’ottimo “Red Rainbows”, è giunta, con questo “Glacial Glow”, alla sua terza uscita solista. Tutto qui, direte voi? Aspettate, perché il catalogo va completato con la solita lista di cassette e CD-R incisi a partire dal 2005, prima dell’ingresso, cioè, nel mondo della discografia indipendente, e con una serie impressionante di collaborazioni live e di studio (Xiu Xiu, Man Forever,Aidan Baker, Emeralds, Carla Bozulich, David Wm. Sims, Shahin Motia e Lee Ranaldo) avviate nel frattempo. Se a questo aggiungete che la Lipstate ha militato in act quali Cold Cave, Parts & Labour e One Umbrella, che ha partecipato al “Guitar Army” di Rhys Chatam e all’ensemble di 100 chitarre di Glenn Branca, che ha fondato una propria etichetta discografica (la Saffron Recordings, che ha battezzato con la pubblicazione dell’LP del 2010, “Desert Fires”) e che è anche apprezzata filmmaker ed artista multimediale, otterrete il quadro di una personalità poliedrica, impegnata a incanalare la propria creatività in mille rivoli i quali, tuttavia, affluiscono ad un percorso comune, improntato alla ricerca, alla sperimentazione tecnica ed espressiva.

Ma veniamo alla musica. Rispetto ai precedenti full-lenght usciti a nome Noveller, “Glacial Glow” è forse quello più “pop”, dove questo termine non indica il ripiegamento verso una forma-canzone tradizionale, ma una maggiore accessibilità. In effetti, esso è la logica prosecuzione del lavoro fatto con il discreto “Desert Fires”, il quale, rispetto agli esordi, già aveva rinunciato a certe asperità al calor bianco, diluendole in un nugolo di trasognate texture iterative e stasi ambientali. Ma se lì l’elemento noise era solo affievolito, qui è decisamente assente. Le otto tracce che compongono la raccolta confermano appieno l’attitudine impressionista della scrittura di Sarah, la cui evocatività è assicurata da un morbido intreccio di loop e droni chitarristici, con l’elettronica che fluttua sospesa, mesmerizzante, contribuendo ad ammantare le partiture (che non superano mai i 5′ 30” di lunghezza) di un fascino “glaciale”. La maggior differenza rispetto al passato è il ricorso ad arpeggi delicati (Entering, Glacial Wave, Tuesday Before Poland, Ends), che, complice l’uso massiccio di riverberi, pulsazioni ed altre suggestive manipolazioni, ci trasportano in luoghi dalla consistenza onirica, in cui l’inquietudine, quando non espressa chiaramente (la giungla di effetti digitali di Resolution, il “canto” della supernova di Blue), rimane sottopelle. O, per lo meno, così vorrebbe.

Perché il problema dell’album è proprio questo: si ferma alle buone intenzioni, non riuscendo a comunicare realmente quell’ansia metafisica di cui le partiture aspirano a farsi carico. E questo essenzialmente a causa del fatto che i bozzetti tratteggiati dalla Lipstate puntano tutto sull’appeal della forma, sulla suggestione del sound o, per meglio dire, dei singoli episodi sonori che li compongono, giacché una certa disorganicità di fondo, una mancanza di coerenza interna, è un altro difetto di “Glacial Glow”. Noveller s’è limitata a tessere insieme un po’ di cliché del genere, probabilmente nel tentativo di conciliare pulsione avanguardistica ed attitudine indie e, dunque, di avvicinarsi ad un pubblico più ampio di quello al quale abitualmente si rivolge. Peccato che così facendo abbia annacquato anche quelle poche, discrete intuizioni che qua e là fanno capolino.

Un colpo rimasto in canna, dunque, il primo vero passo falso di un’artista che, con le prove precedenti, aveva ampiamente meritato le attenzioni di cui oggi aficionados e addetti ai lavori la circondano.

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