Chi avesse consacrato le sue giornate all’ascolto di You’re living all over me (1987), Bug (1998) e Green mind (1991) dei Dinosaur Jr., potrebbe avvertire un leggero smarrimento dinanzi alla nuova fatica solista di J Mascis. Contrariamente agli LP con Murph e Lou Barlow (e alle precedenti sortite lontano dalla band del frontman), Several shades of why è una collezione di ballad folk arrangiate prevalentemente per chitarra acustica e voce. Niente bassi o percussioni: c’è giusto qualche tocco di Fender elettrica, archi e piano a ravvivare queste piccole gemme nello stile di Neil Young, da sempre uno dei punti di riferimento del nostro. Ecco perché l’approccio estremamente spartano non deve trarre in inganno: queste track sono sorelle naturali di Little fury things, Raisans, Lang e The post, tanto per citare alcuni tra gli episodi più “spinti” delle prime opere dei Dinosaur Jr. La scrittura di J (Joseph Donald all’anagrafe) è talmente tanto personale, il suo marchio di fabbrica così facilmente riconoscibile, che sembra, in alcuni passaggi, di esser dinanzi a delle demo version dei capolavori incisi dalla formazione americana. Prendiamo ad esempio la title-track: non richiama forse alla mente Start chopping, tratta da Green mind? Ovviamente con ciò non intendiamo classificare queste composizioni come bozzetti incompiuti o, peggio, sterili esercizi di autocitazionismo ma, al contrario, sottolineare la ricchezza dell’arte di Mascis, capace di far breccia nel cuore dell’ascoltatore tanto a colpi di feedback quanto di picking folk.
Il tono generale è teneramente malinconico, come dimostrano la già citata Several shades of why (impreziosita dal violino di Sophie Trudeau), Not enough, Very nervous and love, Is it done (forse il picco dell’album), Make it right (con lap steel, piano e soprattutto il flauto di Suzanne Thorpe) e Too deep. Una vena più inquieta anima, invece, Can I: evidenti, in questo caso, i riferimenti alla younghiana Cortez the killer. La consueta vocazione di J all'”oscurità” è dunque spogliata di ogni orpello, prosciugata, resa essenziale: What happened, ad esempio, per quanto faccia leva su una Fender un pelo più granitica rispetto agli episodi precedenti, rimane sempre “controllata”, senza perdere nulla in incisività.
Con quest’album, insomma, Mascis ha voluto consegnarci la sua opera cantautorale, un rosario di dimesse confessioni d’altri tempi, prezioso non solo perché denuda il processo creativo alla base del lavoro con i Dinosaur Jr., mostrandoci l’altra faccia di quei ruggiti disperati e virulenti che sono le composizioni della band, ma soprattutto perché conferma la statura artistica di J, tra i più originali innovatori della tradizione americana.
