Breck Eisner – La città verrà distrutta all’alba

Non tutti i remake vengono per nuocere – non del tutto, per lo meno. La città verrà distrutta all’alba, per esempio: maneggiando il B-movie fanta-horror di George Romero del 1973, Breck Eisner ha fatto un buon lavoro, cavandone fuori un rifacimento che, pur senza la forza dell’originale, risulta comunque dignitoso.

Ogden Marsh, una pacifica cittadina da qualche parte negli USA. Durante una partita di baseball, un uomo fa irruzione nel campo di gioco, armato di fucile. David Dutton, lo sceriffo della città, si fa incontro al malintenzionato. Gli chiede di deporre l’arma, ma il tizo accenna ad una reazione: Dutton, costretto a fare fuoco, lo uccide. Nel frattempo, episodi di violenza insensata e feroce si moltiplicano in tutta la città. David ed il suo vice, Russell, ricollegano quella che sembra una vera e propria epidemia alla caduta di un aereo nel fiume che rifornisce il bacino idrico della cittadina. Lo sceriffo chiede allora al sindaco di sospendere l’erogazione dell’acqua, ma questi si rifiuta. Ben presto interviene il Governo federale, che fa isolare la città ed invia sul posto intere squadre di militari, le quali rastrellano gli abitanti dalle loro case e separano i sani dagli ammalati. Dutton, la moglie Judy, Russell e la giovane Becca riescono a fuggire, desiderosi di lasciare la città per sfuggire all’epidemia ed alla crudeltà dei militari, che non sembrano avere problemi a sparare su civili inermi.

Eisner, regista dal curriculum anonimo e tutt’altro che eccelso, mette in scena uno spettacolo in massima parte efficace. Nonostante una certa fedeltà alla sceneggiatura originale (firmata da Paul McCollough e dallo stesso Romero), alcuni elementi divergenti ci sono e vanno al di là del finale (“aperto” anche questo). Se Romero rileggieva il cinema “virologico” stile Andromeda (Robert Wise, 1971) alla luce delle sue ossessioni socio-politiche, raccontando soprattutto un’America ostaggio del fanatismo militarista (erano gli anni del Vietnam, non ce ne scordiamo) e piagata dalla violenza, Eisner punta in primis sul meccanismo horror del “cinema del contagio”, anche se la condanna della brutalità dei militari è comunque indubbia (e fa pensare ai recenti conflitti in Afghanistan ed in Iraq).

Ad ogni modo, nonostante i limiti (la scansione del racconto più prevedibile e, talvolta, l’indugiare fine a se stesso sull’effettismo splatter), La città verrà distrutta all’alba “versione 2010” è comunque un buon film, una pellicola solida, diretta con mestiere, capace di regalare 101 minuti interessanti. Meno male: è Hollywood, poteva andare molto peggio.