Christopher Nolan – Inception

Dominic Cobb è un ladro di idee. Nel senso letterale del termine: approfittando del fatto che la mente, nella fase REM, è più vulnerabile, indifesa, l’uomo penetra nei sogni altrui per rubare preziosi segreti nascosti nelle profondità del subconscio delle proprie vittime. La sua, insomma, è una forma di spionaggio industriale estremamente sofisticata: tuttavia, qualcosa in passato è andato storto, e Dominic è stato costretto ad abbandonare gli Stati Uniti ed i suoi due figli. La sua unica speranza di ricongiungersi a loro viene da un potente uomo d’affari cinese, Saito. Questi gli fa una proposta: dovrà impiantare nella mente di Robert Fisher, figlio di un suo rivale in affari, l’idea di smantellare l’impero economico che erediterà a breve dal padre morente. In altri termini, contrariamente al solito, Cobb e i suoi uomini non dovranno compiere un'”estrazione” ma un “innesto” (“inception”, per l’appunto); in cambio, Saito promette di sistemare le cose negli USA per consentire a Cobb di potervi finalmente tornare.

Presentato da qualcuno come una sorta di incrocio tra James Bond e Matrix, Inception è in realtà un’immersione nell’universo cinematografico di Christopher Nolan. L’ambiguità del reale, l’esplorazione del “cuore di tenebra” dell’uomo, il senso di colpa, sono tutti temi che il regista americano ha già ampiamente sviscerato in passato. Cobb è il tipico anti-eroe nolaniano, un uomo che, incapace di accettare la realtà (il suicidio della moglie, Mal), sceglie di mentire a se stesso e di rifugiarsi in un mondo fittizio. Solo che mentre in Memento (film con cui Inception vanta notevoli parentele concettuali) la via di fuga a disposizione del protagonista è rappresentata dai ricordi che egli stesso crea “artificialmente”, approfittando di un cattivo funzionamento della sua memoria, in Inception è il sogno l’autostrada da percorrere se si vuole evitare di fare i conti con l’evidenza. Il risultato, in entrambi i casi, è uno solo: il confine tra ciò che esiste fisicamente e ciò che è prodotto dalla mente o dall’inconscio si assottiglia al punto tale da svanire, consegnando allo spettatore l’immagine di un’umanità confusa e dolente, oppressa da un senso di colpa inestirpabile, che alla lunga condiziona tutte le scelte di vita.

«Se scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te», scriveva Nietzsche. Inception, insomma, è un viaggio onirico di straordinaria lucidità (ossimoro), un’esplorazione tra psicanalisi e metacinema che non disdegna la confezione da action movie. Brillante e ricchissimo di suggestioni, il film è arricchito da un’ottima performance del cast, con Di Caprio sugli scudi.