Philip Selway – Familial

Chi l’avrebbe mai detto. Chi l’avrebbe mai detto che un Radiohead potesse uscirsene con un disco folk. E, soprattutto, chi l’avrebbe mai detto che il Radiohead in questione potesse essere il batterista Philip Selway. E che il suo album fosse poi così grazioso? Il nostro, in tutti questi anni di militanza nella formazione guidata da Thom Yorke ha sempre svolto un lavoro egregio dietro i tamburi; il punto è che, contrariamente al bandleader (autore del notevole The eraser) o al chitarrista Johnny Greenwood (che ha firmato le colonne sonore di Bodysong di Simon Pummel e de Il petroliere di Paul Thomas Anderson), Selway non aveva mai esplicitato alcun interesse “autoriale”.

Nella sua decisione di mollare (almeno momentaneamente) le bacchette e di imbracciare una chitarra acustica ha pesato, oltre alla consapevolezza che, superati i quarant’anni, fosse giunto il momento di realizzare un sogno chiuso nel cassetto da molto tempo, anche la morte della madre, avvenuta del 2006 (per altro mentre Philip era impegnato in un tour con la band). E il titolo dell’album, Familial (“familiare”) è piuttosto indicativo in tal senso: le dieci canzoni che compongono la raccolta sono intrise di passioni intime, malinconiche, rese con sonorità calde e suadenti – qualcosa che rimanda inevitabilmente alla genuinità del focolare domestico.

Sebbene non manchino riferimenti ai Radiohead (By some miracle e Beyond reason), in Familial Selway attinge, come si diceva prima, ad un serbatoio più marcatamente folk. The ties that blind us, ad esempio, è un chiaro omaggio a Nick Drake, A simple life intona un’ode alla “vita semplice” appunto («there’s a place where we both can hide / and we’ll stay quite still / we won’t make a sound / we’ll turn out the lights») e All eyes on you ha familiarità (vuoi per il tema, vuoi per la vocalità di Selway) con certe cose di Elliot Smith. Intrigante anche Don’t look down (un lento crescendo dall’atmosfera sospesa, condito da dissonanti tocchi di piano e cori femminili), ma è l’highlight è The witching hour, una di quelle melodie da cui ti lasceresti cullare per ore ed ore.

Composto nell’arco di sette anni e registrato con un pugno di collaboratori di altissimo livello (Glenn Kotche e Pat Sansone dei Wilco, Sebastian Steinberg dei Soul Coughing, e la songwriter Lisa Germano alle backing vocals), Familial va dritto al cuore: conquista con grazia, senza roboanti effetti speciali, con la forza delle canzoni.