Larry Brown 92 giorni

Larry Brown – 92 giorni

Ciò che avevo deciso di fare, era semplicemente vivere alla giornata. Lavorare per un po’ di giorni e poi smettere e scrivere fino a quando l’ultimo spicciolo non se ne fosse andato. Si trattava di una cosa pianificata lì sul momento; e, non appena la pianificai, promisi a me stesso che non avrei fatto altri piani sul mio futuro, fino a quando fossi vissuto.

Basterebbe questa frase per capire la storia di 92 giorni, soprattutto se avete avuto il piacere di leggere, prima di Larry Brown, qualcuno dei grandi scrittori del Sud americano, come Cormac McCarthy e John Fante. Gli ingredienti ci sono tutti: quel paesaggio desolato, a volte violento e pieno di solitudini, della periferia, le ore calde della notte passate davanti ad una macchina da scrivere in attesa dell’ispirazione, l’alcol a fare compagnia, e una vita familiare ormai distrutta da cui è difficile staccarsi e che incombe come un fantasma sul protagonista. In tutto questo, la sfrenata voglia di raccontare, la passione per un foglio bianco da riempire di storie che ogni volta nessuno apprezza, che tornano indietro riempiendo la cassetta della posta di “no” che fanno male.

Qui non è questione di volere, ma di dovere scrivere a tutti i costi. E in quelle voragini fatte di niente Larry Brown ci porta con sé, attraverso questi giorni intrisi di romanticismo, di sconfitte reali e di mitologia letteraria in cui la grande figura dello scrittore si riduce ad un uomo solo, respinto dagli affetti e dai professionisti che lo giudicano, respinto quasi dalla vita stessa. La quotidianità si intreccia così con questo aspetto della vita letteraria che viene prima di un ipotetico successo. La gente con problemi, d’altronde, e la sofferenza quotidiana di coloro che popolano la vita di provincia, sono sempre un grande serbatoio di storie, e sempre lo saranno. «Le persone con problemi sono quelle che conosco meglio, quelle con le quali sono cresciuto», ha detto Brown. Quanto c’è di lui in questo libro? Forse molto. O forse poco, e la sua abilità lo ha aiutato a creare uno scenario a cavallo fra il mito e la strada, quella vera. E proprio in quello spazio si inserisce la lettura di questo piccolo racconto che ci porta dentro la vita, la passione, la solitudine e il resto del mondo.

Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.